Snapchat sotto indagine Ue per rischi ai minori e contenuti illegali

Snapchat finisce sotto indagine Ue per possibili carenze nei controlli su minori e contenuti illegali. Bruxelles teme che verifiche insufficienti sull’età e strumenti poco efficaci possano esporre gli utenti più giovani a rischi concreti.

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La Commissione europea ha avviato un procedimento formale contro Snapchat per verificare il rispetto delle norme su sicurezza e tutela dei minori previste dal Digital Services Act. L’obiettivo è capire se la piattaforma protegga adeguatamente gli utenti più giovani da contenuti e comportamenti pericolosi.

L’indagine nasce dal sospetto che il sistema attuale non impedisca ai minori di accedere a servizi non adatti alla loro età. Tra i rischi segnalati ci sono tentativi di adescamento, reclutamento in attività illegali e la diffusione di contenuti legati alla vendita di droghe o prodotti vietati ai più giovani.

Uno dei nodi principali riguarda la verifica dell’età. Secondo Bruxelles, il metodo basato sull’autodichiarazione non sarebbe sufficiente né a bloccare l’accesso agli under 13 né a distinguere con precisione gli utenti sotto i 17 anni, elemento decisivo per regolare contenuti e funzionalità.

Dubbi su controlli e moderazione dei contenuti

La Commissione teme anche che adulti possano registrarsi come minorenni o modificare i propri dati, aggirando i controlli. Questo scenario apre a possibili abusi, inclusi episodi di sfruttamento e coinvolgimento in attività illecite.

Sotto osservazione anche alcune funzioni della piattaforma, come “Trova amici” e le notifiche push sempre attive, ritenute potenzialmente invasive per la privacy dei più giovani e non sufficientemente protette da usi impropri.

Un altro fronte riguarda la moderazione dei contenuti. Secondo l’esecutivo europeo, gli strumenti attuali non riuscirebbero a bloccare in modo efficace la circolazione di informazioni che indirizzano verso la vendita di sostanze illegali o altri prodotti soggetti a restrizioni.

Critiche anche ai sistemi di segnalazione, che potrebbero risultare poco chiari o progettati in modo da scoraggiare l’utente, attraverso meccanismi considerati fuorvianti, i cosiddetti dark patterns.

L’azione della Commissione si inserisce in un’indagine già avviata nel 2025 dall’autorità olandese per i servizi digitali, con il supporto dell’Autorità per i consumatori e i mercati dei Paesi Bassi, che continuerà a collaborare nelle verifiche.

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