Meta e Google condannate negli Usa per danni ai minori

Meta e Google sono state ritenute responsabili per i danni psicologici subiti da una giovane utente a causa dell’uso precoce dei social, con un risarcimento di 3 milioni di dollari. Il caso riaccende il dibattito anche in Italia dopo episodi di violenza tra giovanissimi.

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Meta e Google condannate negli Usa per danni ai minori

Una giuria di Los Angeles ha stabilito che Meta e Google, proprietaria di YouTube, hanno contribuito a provocare dipendenza e problemi psicologici in una giovane utente, condannando le due aziende a versare 3 milioni di dollari di risarcimento. La decisione arriva mentre anche in Italia cresce l’attenzione sull’impatto dei social dopo recenti episodi di violenza tra adolescenti.

Il procedimento riguarda Kaley G.M., oggi ventenne, che ha raccontato di aver iniziato a usare le piattaforme digitali a soli sei anni. Nel corso del tempo, ha sviluppato ansia e depressione, condizioni che la giuria ha collegato al modo in cui i servizi sono progettati e utilizzati dai più giovani.

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Secondo i giudici, le aziende avrebbero agito con negligenza, creando strumenti pensati per incentivare un utilizzo prolungato e ripetitivo senza prevedere adeguate protezioni per i minori. Tra gli elementi presi in esame figurano lo scorrimento continuo dei contenuti e i sistemi automatici di raccomandazione.

Il precedente negli Stati Uniti e le possibili conseguenze

Il verdetto californiano non è un caso isolato. Nelle stesse ore, un tribunale del New Mexico ha imposto a Meta un risarcimento da 375 milioni di dollari per non aver tutelato gli utenti più giovani da contatti pericolosi e per aver fornito informazioni ritenute ingannevoli sulla sicurezza delle piattaforme.

Le due decisioni segnano un cambio di rotta nella giurisprudenza americana, dove i social iniziano a essere trattati come prodotti potenzialmente dannosi. Una linea che potrebbe favorire nuove cause e richieste di risarcimento da parte di famiglie e utenti.

Le aziende coinvolte contestano le accuse. Meta ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza, sostenendo di non poter essere ritenuta direttamente responsabile per i contenuti pubblicati dagli utenti e difendendo le misure adottate per la sicurezza.

Intanto il tema si intreccia con quanto accaduto in Italia, dove l’aggressione a una docente a Trescore Balneario ha riportato l’attenzione sul rapporto tra giovani e digitale. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha parlato di una crescita della violenza anche legata a contenuti online accessibili a ragazzi molto giovani.

Gli studi internazionali mostrano un aumento dei disturbi psicologici tra adolescenti negli anni della diffusione dei social, ma il legame resta complesso. Gli esperti indicano una combinazione di fattori — familiari, educativi e sociali — in cui la dimensione digitale rappresenta solo una parte del problema.

La sentenza di Los Angeles, però, introduce un elemento nuovo: il riconoscimento di una responsabilità diretta delle piattaforme. Una svolta che sposta il confronto dal piano educativo a quello legale e che potrebbe influenzare anche il dibattito europeo sulle regole per la tutela dei minori online.