Briel Adams-Wheatley, la storia dell'influencer nata senza arti che trasforma gli hater in guadagno
Briel Adams-Wheatley ha trasformato gli attacchi online in una fonte di reddito dopo aver mostrato la sua disabilità durante la pandemia. L’influencer, nata senza arti, ha iniziato a raccontarsi sui social partendo da video di make-up.
Durante la pandemia, quando il suo tour motivazionale si interrompe, Briel Adams-Wheatley si ritrova senza lavoro e decide di provare qualcosa di nuovo. Registra un video di trucco, inquadrata solo dalla vita in su. Il filmato attira attenzione, ma anche curiosità insistenti: molti le chiedono perché non utilizzi le mani.
Dopo aver evitato inizialmente la domanda, sceglie di rispondere in modo diretto. Mostra di essere nata senza arti e da quel momento la sua presenza online cambia completamente. I contenuti diventano più personali, più veri, e iniziano a raggiungere un pubblico sempre più ampio.
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Nata in Brasile e adottata da bambina, cresce con una madre che la spinge verso l’autonomia. I medici escludono l’uso di protesi e lei impara presto a fare tutto in modo diverso. «Senza arti sono diventata più indipendente», racconta. A scuola decide di mettersi alla prova partecipando a un talent con una coreografia improvvisata.
Quell’esperienza segna un passaggio importante. Dopo le prime critiche, tra cui quelle della stessa madre, migliora e conquista sicurezza. Alle superiori entra nel gruppo di danza e inizia a creare coreografie. «Non volevo essere vista solo come la ragazza in sedia a rotelle», spiega.
Nel frattempo scopre il make-up, inizialmente legato alle esibizioni. Senza mani, sviluppa una tecnica personale usando spugne e adattando ogni spazio alle sue esigenze. Il trucco diventa una forma di espressione e, negli anni, anche parte centrale della sua attività online.
Nel 2023 fa coming out come persona transgender. «È stato come respirare davvero», racconta. Due anni prima aveva conosciuto su Tinder quello che oggi è suo marito, Adam. All’inizio lui fatica a comprendere il percorso di transizione, poi diventa un sostegno concreto anche nella vita quotidiana, costruendo per lei una postazione su misura.
La crescita sui social porta visibilità ma anche critiche pesanti. «All’inizio piangevo per i commenti», ammette. Con il tempo cambia approccio: impara a proteggersi e a trasformare quell’attenzione in lavoro. «Ora li ringrazio, mi pagano le bollette», dice.
Oggi utilizza i suoi canali anche per contrastare stereotipi sulla disabilità. Racconta che spesso le persone parlano con lei come se non fosse in grado di capire. Poi, ascoltandola, cambiano atteggiamento. Il suo obiettivo è mostrare una realtà diversa da quella che molti immaginano.
Per anni si è sentita sola, senza punti di riferimento. Un momento decisivo arriva a 19 anni, quando partecipa alla New York Fashion Week e incontra altri modelli con disabilità. «Lì ho capito che non ero l’unica», ricorda.
Tra i progetti futuri ci sono nuove collaborazioni nel settore beauty e la scrittura di un libro entro i 30 anni. La sua presenza online continua a crescere, insieme alla voglia di raccontarsi senza filtri.