Vino o birra, lo studio su alcol e cuore cambia prospettiva

Uno studio su oltre 340mila adulti britannici lega il tipo di alcol al rischio cardiovascolare, indicando che il vino, se consumato con moderazione, è associato a una mortalità più bassa rispetto a birra e superalcolici.

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Vino o birra, lo studio su alcol e cuore cambia prospettiva

Un ampio studio su 340mila adulti suggerisce che non conta solo quanto si beve, ma anche cosa si sceglie nel bicchiere. I risultati saranno presentati il 28 marzo alla sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology e indicano differenze nette tra vino, birra e superalcolici.

I ricercatori hanno analizzato i dati della UK Biobank raccolti tra il 2006 e il 2022, seguendo i partecipanti per oltre 13 anni. Ogni persona ha dichiarato le proprie abitudini, permettendo di calcolare il consumo settimanale e giornaliero di alcol in grammi.

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Il quadro è chiaro: chi beve molto presenta un rischio maggiore. In questa fascia, la probabilità di morte per qualsiasi causa cresce del 24%, quella per tumori del 36% e quella per malattie cardiache del 14% rispetto a chi non beve o lo fa raramente.

A fare la differenza, però, è anche il tipo di bevanda. A parità di quantità, birra e superalcolici risultano associati a una mortalità più elevata. Il vino, invece, mostra un legame con un rischio più basso, soprattutto per quanto riguarda cuore e circolazione.

Nel dettaglio, chi consuma vino in modo moderato ha una probabilità inferiore del 21% di morire per patologie cardiovascolari rispetto ai non bevitori. Al contrario, anche piccole quantità di birra, sidro o liquori sono collegate a un aumento del rischio del 9%.

Le differenze potrebbero dipendere da più fattori. Il vino rosso contiene polifenoli e antiossidanti, sostanze che possono favorire la salute del sistema cardiovascolare. Inoltre, viene spesso consumato durante i pasti e in contesti alimentari più equilibrati.

Birra e superalcolici, invece, sono più frequenti fuori dai pasti e si associano a stili di vita meno salutari. Questo insieme di abitudini può incidere sul rischio complessivo, spiegando in parte i risultati osservati.

Gli autori hanno considerato età, condizioni socioeconomiche, stile di vita e storia clinica dei partecipanti. Tuttavia, i dati si basano su autodichiarazioni e non tengono conto di eventuali cambiamenti nel tempo, un limite che invita a interpretare i risultati con cautela.

Resta comunque un’indicazione netta: il consumo moderato di vino appare meno rischioso rispetto ad altre bevande alcoliche, mentre l’eccesso resta associato a effetti negativi per la salute.