Referendum giustizia, il No prevale spinto dal Sud e dalle grandi città

Il No prevale nel referendum sulla giustizia con il 53,6% grazie al forte sostegno nel Mezzogiorno, dove in alcune regioni il divario supera il doppio dei voti. Decisivi i grandi centri urbani, da Napoli a Roma.

Referendum
Referendum giustizia, il No prevale spinto dal Sud e dalle grandi città

Il No supera il Sì nel referendum sulla riforma della giustizia, fermandosi al 53,6% dei consensi. Lo scarto finale è ampio: oltre due milioni di voti separano le due opzioni, con 14.386.312 preferenze per il No contro 12.384.193 per il Sì.

Il risultato prende forma soprattutto nel Mezzogiorno. In Campania il distacco è netto: 1.442.520 voti per il No contro 768.862 per il Sì. A fare la differenza è Napoli e la sua provincia, dove il No raccoglie oltre 800mila voti, più del doppio rispetto ai sostenitori della riforma.

Leggi anche: Referendum giustizia, il No avanti nei sondaggi a un mese dal voto

Scenario simile in Sicilia, dove il No sfiora il 61% con più di un milione di voti, mentre il Sì si ferma al 39%. Anche nel Lazio prevale il No, sostenuto in modo decisivo da Roma, che da sola garantisce un vantaggio di circa 300mila voti.

Il fronte contrario alla riforma è maggioritario anche in Calabria e Puglia, entrambe sopra il 57%. Numeri più contenuti ma comunque chiari in Basilicata e Molise, dove il No mantiene un margine significativo.

Tra le regioni del Centro-Nord, l’Emilia-Romagna conferma la tendenza: il No supera 1,2 milioni di voti, mentre il Sì resta sotto il milione. A Bologna il distacco è ancora più marcato, con quasi due terzi degli elettori schierati contro la riforma.

Il Sì riesce invece a prevalere in Lombardia, pur senza ribaltare l’esito complessivo. Milano va in controtendenza rispetto alla regione e si schiera con il No. Successi per il Sì anche in Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre in Trentino-Alto Adige e Liguria la sfida resta molto equilibrata.

In Piemonte torna a prevalere il No con oltre il 53%. Determinante il peso di Torino, che da sola contribuisce con più di 600mila voti contrari alla riforma, consolidando il risultato finale.