Tumore al polmone avanzato, la vita sospesa di Janis Chen tra cure e scelte quotidiane

Janis Chen vive con un tumore ai polmoni al quarto stadio diagnosticato dopo sintomi ignorati, e racconta come la malattia l’abbia costretta a cambiare ritmo e priorità. Oggi gestisce ogni respiro e ridefinisce il tempo.

Janis Chen
Tumore al polmone avanzato, la vita sospesa di Janis Chen tra cure e scelte quotidiane

Janis Chen convive con un tumore al polmone al quarto stadio con metastasi. Non parla di guarigione né di fine imminente. La sua quotidianità si muove in una zona intermedia, dove le cure tengono la malattia sotto controllo e ogni giornata richiede misura e attenzione, a partire dal respiro.

I primi segnali erano arrivati con un dolore al petto. Con una storia familiare segnata dalla stessa patologia, Chen ha insistito per ottenere accertamenti, dopo che per due volte i sintomi erano stati ricondotti all’ansia. La diagnosi è arrivata nel 2022, a 51 anni, dopo complicazioni durante una biopsia che hanno rallentato il percorso clinico.

Leggi anche: Tumore al polmone, la combinazione di terapia mirata e chemio porta la sopravvivenza a quasi 4 anni

Da allora la sua vita si è riorganizzata attorno alla gestione dell’energia. «Il respiro è limitato», racconta, spiegando come anche parlare o uscire di casa richiedano una pianificazione. La malattia non è sempre visibile: all’esterno può sembrare in forma, ma dietro c’è un equilibrio fragile fatto di pause e recupero.

Negli ultimi anni, i progressi della medicina hanno cambiato il destino di molti pazienti. Se in passato una diagnosi simile significava pochi mesi, oggi esiste una fascia di persone definite cronicamente terminali, che vivono più a lungo ma senza una prospettiva di guarigione. Una condizione che impone nuove domande su relazioni, lavoro e identità.

Alla diagnosi le erano stati prospettati 11 mesi di vita. Chen ha scelto di non fissarsi sui numeri, osservando invece chi, anni dopo, continua a vivere con la stessa malattia. Ha smesso di contare le settimane e ha iniziato a pensare in termini più ampi, cercando esempi concreti tra i suoi coetanei.

Rifiuta anche l’idea del paziente “guerriero”. Per chi non può vincere la malattia, dice, queste immagini diventano un peso. La sua esperienza è diversa: si tratta di convivere con una realtà che cambia, senza forzare una narrazione eroica.

Determinante è stato il confronto con altri malati. Nei gruppi di supporto ha trovato relazioni profonde, costruite sulla condivisione diretta della stessa condizione. Allo stesso tempo, però, ha dovuto fare i conti con le perdite: persone conosciute lungo il percorso che non ce l’hanno fatta.

Un momento decisivo è stato il funerale di un’amica, Astrid, morta per lo stesso tumore. Le parole del marito l’hanno spinta a riconsiderare il peso della diagnosi nella sua vita. Da lì la scelta di non farsi definire solo dalla malattia, ma di ridisegnare la propria identità.

Il tempo ha assunto un significato diverso. Non più una corsa verso obiettivi lontani, ma attenzione a ciò che accade ogni giorno: una conversazione, la luce del mattino, la presenza degli altri. Un cambio di prospettiva che trasforma il modo di vivere anche i momenti più semplici.

La malattia ha inciso anche sul piano spirituale. Chen ha ripreso a frequentare la chiesa, mentre altri, come un conoscente colpito dalla stessa diagnosi, hanno reagito allontanandosi dalla fede. Le risposte personali variano, così come il modo di affrontare il dolore.

Per Chen, la vera sfida è mantenere equilibrio e lucidità. Vivere con attenzione verso se stessi, senza inseguire modelli di successo o guarigione a tutti i costi. Una vita diversa, che non attende una fine né celebra una vittoria, ma procede giorno dopo giorno.