Anarchici morti e rete senza vertici, indagini su legami e precedenti
Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due anarchici morti, riaccendono l’attenzione su una rete senza vertici. Tra cellule autonome e precedenti giudiziari, emergono collegamenti con azioni e gruppi attivi anche all’estero.
Non esiste una struttura centrale né una guida riconosciuta. Il mondo anarchico si muove come una rete diffusa, fatta di gruppi autonomi che si aggregano su singole cause e poi si disperdono. Una configurazione fluida che rende complesso individuare responsabilità e connessioni.
Secondo l’ultima relazione dei servizi, questa galassia rappresenta una minaccia concreta. I sabotaggi recenti alle linee ferroviarie, legati alla protesta contro le Olimpiadi Milano-Cortina, hanno confermato la capacità di colpire infrastrutture sensibili. L’attenzione resta alta anche sulle manifestazioni e sulle possibili convergenze con altri ambienti antagonisti.
Leggi anche: Francia, Ciclone Chido devasta Mayotte: almeno 14 morti e danni senza precedenti
Temi come la solidarietà ai detenuti, l’antifascismo e il diritto alla casa continuano a fare da collante. Alcune campagne superano i confini nazionali, complicando il lavoro di monitoraggio. Accanto ai gruppi storici, si muovono cellule clandestine difficili da tracciare.
Tra i nomi più noti spicca quello di Alfredo Cospito, mentre sul piano organizzativo emerge la sigla Fai-Fri, Federazione Anarchica Informale - Fronte Rivoluzionario Internazionale. Una struttura che negli anni si è estesa anche fuori dall’Italia, fino a essere inserita nel 2025 nella lista statunitense delle organizzazioni terroristiche.
Il passato di Alessandro Mercogliano, 53 anni, incrocia diverse inchieste. A Torino era stato processato per presunte azioni terroristiche legate a ordigni e plichi esplosivi contro obiettivi istituzionali. Dopo una condanna in primo grado, era stato assolto in appello per insufficienza di prove.
Il suo nome era comparso anche nell’indagine sull’attentato del 2012 contro Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo Energia ferito a Genova da Cospito e Nicola Gai. Mercogliano era sospettato di aver avuto un ruolo nella gestione del motorino usato per l’agguato, ma l’accusa non aveva retto e il fascicolo era stato archiviato.
Anche Sara Ardizzone aveva affrontato un processo recente a Perugia, nell’ambito dell’inchiesta Sibilla, concluso con il proscioglimento. In aula aveva rivendicato apertamente la propria posizione: si definiva anarchica e ostile a ogni forma di Stato.
Originaria di Roma, Ardizzone aveva frequentato ambienti anarchici in Umbria, tra Spoleto e Foligno, prima di tornare nella capitale. Un percorso simile a quello di molti attivisti che si muovono tra diverse città, contribuendo a mantenere attiva una rete senza confini precisi.