Trump valuta il passo indietro Usa nella guerra contro l'Iran
Donald Trump annuncia che gli Stati Uniti sono vicini agli obiettivi militari contro l’Iran e valuta una riduzione dell’impegno. Dopo tre settimane di attacchi, Washington prepara un possibile ridimensionamento mentre rafforza la presenza nell’area.
Gli Stati Uniti potrebbero ridurre il proprio impegno militare nel conflitto con l’Iran. Dopo tre settimane di operazioni iniziate con gli attacchi del 28 febbraio, il presidente Donald Trump ha parlato apertamente di un possibile ridimensionamento, sostenendo che gli obiettivi fissati sono ormai a portata di mano.
In un messaggio diffuso sui social, Trump afferma che Washington si sta avvicinando al traguardo militare e sta valutando una riduzione graduale delle forze dispiegate in Medio Oriente. Una posizione che segna un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, dominate da dichiarazioni più aggressive.
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Le parole del presidente arrivano però mentre il Pentagono continua a rafforzare la presenza nella regione. Sono in corso trasferimenti di almeno 2.200 marines e l’invio di ulteriori unità navali, segnali che indicano operazioni ancora in pieno svolgimento.
Trump rivendica risultati netti sul piano militare. Secondo la Casa Bianca, le operazioni hanno colpito le capacità missilistiche iraniane, l’industria della difesa e le forze navali e aeree, con l’obiettivo di impedire qualsiasi sviluppo nucleare e garantire la sicurezza degli alleati nell’area.
Il presidente esclude l’ipotesi di una tregua. A suo dire, non avrebbe senso fermarsi mentre l’avversario è ormai privo di mezzi e leadership. Sostiene inoltre che i vertici iraniani siano stati eliminati o dispersi, rendendo difficile anche l’apertura di un negoziato.
Resta centrale la questione dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico petrolifero mondiale. Il blocco imposto da Teheran ha rallentato il passaggio delle petroliere, con effetti immediati sui mercati energetici.
Washington non esclude un intervento per riaprire la rotta, ma Trump indica una prospettiva diversa per il futuro. Il controllo dell’area, una volta stabilizzata la situazione, dovrebbe passare ai Paesi che ne dipendono maggiormente, tra cui nazioni europee e asiatiche.
Secondo il presidente, gli Stati Uniti potrebbero offrire supporto se richiesto, ma non avrebbero interesse diretto a presidiare lo stretto. Da qui l’invito rivolto anche a Cina e Giappone a partecipare alle operazioni di sicurezza per garantire il flusso di petrolio.