Bologna, condannato padre che abbandonò i figli allo stadio e maltrattava la famiglia

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Un uomo di 42 anni è stato condannato a Bologna dopo aver lasciato i figli soli allo stadio, episodio che ha fatto emergere anni di violenze domestiche. I bambini, in lacrime tra la folla, furono soccorsi da una tifosa.

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Il tribunale di Bologna ha inflitto una pena di 6 anni e 6 mesi a un 42enne di origini pugliesi, ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. I giudici, presieduti da Giuseppe Pighi, hanno disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto, per un anno, di lavorare con minori.

I fatti risalgono al 13 aprile 2024, al termine della partita Bologna-Monza. Due bambini di 9 e 10 anni furono trovati in lacrime tra gli spalti da una tifosa. Il padre, in evidente stato di alterazione, li aveva spaventati e poi lasciati soli. A permettere di rintracciare la madre fu la prontezza della figlia maggiore, che ricordava il numero di telefono.

Il rientro a casa non riportò la calma. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, ubriaco, devastò l’abitazione e si scagliò contro la moglie e la figlia, accusata di aver raccontato l’accaduto. Quell’episodio segnò la svolta e portò alla denuncia.

Davanti agli agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio, la donna ha descritto anni di violenze domestiche iniziati nel 2015. Insulti, aggressioni fisiche e umiliazioni erano frequenti, spesso sotto gli occhi dei figli o rivolti direttamente a loro. Anche la madre dell’imputato, oggi 94enne, sarebbe stata colpita quando cercava di difendere la famiglia.

Nel quadro accusatorio è emerso anche un episodio di violenza sessuale: la donna sarebbe stata trascinata con la forza in camera da letto. Un racconto che ha aggravato la posizione dell’uomo durante il processo.

All’esterno, l’imputato appariva come una persona senza precedenti penali, con laurea e lavoro stabile in smart working. La vittima ha spiegato di aver taciuto a lungo per vergogna, nascondendo una realtà familiare segnata da abusi.

Il pubblico ministero Giampiero Nascimbeni aveva chiesto una condanna a 7 anni, richiesta accolta quasi interamente. I legali della parte civile hanno parlato di giustizia finalmente riconosciuta. In attesa delle motivazioni, previste entro 90 giorni, resta in vigore il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico.

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