Valentina Sarto uccisa dal marito dopo mesi di minacce ignorate

Valentina Sarto è stata uccisa dal marito Vincenzo Dongellini dopo mesi di minacce e violenze cresciute in casa. La donna, 33 anni, pensava di riuscire a calmarlo, ma la situazione è precipitata nella notte tra martedì e mercoledì.

Valentina Sarto
Valentina Sarto uccisa dal marito dopo mesi di minacce ignorate

Valentina Sarto è morta nella casa in cui viveva con il marito, Vincenzo Dongellini, al termine di una lunga escalation di violenze domestiche. L’uomo ha colpito dopo settimane di tensione crescente, culminate in un omicidio avvenuto tra martedì e mercoledì notte.

A raccontare gli ultimi mesi della donna è Moris Panza, con cui Valentina aveva iniziato una relazione a febbraio. I due si erano conosciuti mentre lei lavorava come barista in un locale di Bergamo. La loro storia non era nascosta: il marito sapeva che lei voleva lasciarlo, ma questo non aveva fermato la spirale di aggressività.

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Panza conserva nel telefono registrazioni vocali raccolte negli ultimi tre mesi. «Le dicevo di registrare tutto quando lui perdeva il controllo», spiega. Secondo il suo racconto, le minacce erano continue e sempre più pesanti, segno di un’ossessione che si stava aggravando.

La violenza, inizialmente assente durante i primi anni di convivenza, sarebbe esplosa dopo il matrimonio celebrato a maggio. Bastavano motivi banali, come la volontà di iscriversi in palestra, per scatenare reazioni violente. In alcune occasioni, Panza aveva notato segni evidenti sul corpo della donna, come impronte sul collo.

Nonostante tutto, Valentina tornava spesso nell’appartamento che condivideva con il marito. Diceva di riuscire a gestire la situazione e di sapere come evitare il peggio. Trascorreva molte notti altrove, ma non riusciva a staccarsi del tutto, anche a causa delle minacce ricevute.

Sabato scorso i due si erano rivolti ai carabinieri di Almenno per chiedere aiuto. I militari avevano spiegato che la denuncia doveva essere presentata direttamente da lei. Valentina aveva deciso di aspettare ancora qualche giorno, rimandando la decisione.

Martedì sera Panza, preoccupato, le aveva scritto di lasciare subito la casa e rifugiarsi da un’amica a Seriate. Lei però aveva scelto di restare, convinta di poter calmare il marito anche quella volta. Nelle ore successive, la situazione è degenerata fino all’epilogo.

Nel palazzo dove vivevano, al civico 26A, pochi vicini ricordano dettagli sulla coppia. L’unica testimonianza parla di urla nel cuore della notte, intorno alle quattro. Poi il silenzio, interrotto solo dall’intervento delle forze dell’ordine.