Alzheimer scoperto in anticipo con un tampone nasale sviluppato negli Usa

Un team della Duke University ha sviluppato un tampone nasale che individua l’Alzheimer prima dei sintomi grazie all’analisi delle cellule nervose. Il test dura pochi minuti e intercetta segnali precoci della malattia.

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Alzheimer scoperto in anticipo con un tampone nasale sviluppato negli Usa

Un semplice tampone nasale potrebbe cambiare la diagnosi dell’Alzheimer. Ricercatori statunitensi hanno messo a punto un test rapido, eseguibile in ambulatorio, capace di individuare segnali biologici della malattia prima che compaiano i primi disturbi di memoria.

Lo studio, condotto da un gruppo della Duke University e pubblicato su Nature Communications, si basa sul prelievo di cellule nella parte alta del naso. Qui si trovano neuroni legati all’olfatto, che possono riflettere ciò che accade nel cervello. Analizzando queste cellule, gli scienziati hanno identificato schemi genetici distinti tra soggetti sani e persone con Alzheimer, anche nelle fasi iniziali.

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La procedura è semplice e dura pochi minuti. Dopo uno spray anestetico, il medico introduce un piccolo strumento per raccogliere il campione. In laboratorio, le cellule vengono esaminate per capire quali geni sono attivi. Questo permette di ottenere una fotografia diretta dei processi in corso nel sistema nervoso.

Nel test sono stati coinvolti 22 partecipanti. I ricercatori hanno analizzato migliaia di geni in centinaia di migliaia di cellule, raccogliendo milioni di dati. Il risultato è un punteggio genetico che ha distinto correttamente i pazienti con Alzheimer dai soggetti sani nell’81% dei casi.

Il metodo ha mostrato di rilevare alterazioni anche in persone senza sintomi evidenti ma già positive ad altri esami di laboratorio. Questo lo rende particolarmente utile per individuare la malattia in anticipo, quando le terapie potrebbero avere un impatto maggiore.

Rispetto agli attuali test del sangue, che individuano marcatori più tardivi, il tampone consente di osservare in tempo reale l’attività di cellule nervose e immunitarie. Una differenza che potrebbe anticipare la diagnosi e aiutare a identificare i soggetti a rischio.

Il progetto è ora in fase di ampliamento su gruppi più numerosi. I ricercatori stanno valutando anche l’uso del test per monitorare nel tempo l’efficacia dei trattamenti. Intanto, l’università ha già depositato un brevetto negli Stati Uniti per questa nuova tecnologia.

Tra i partecipanti allo studio c’è anche una volontaria che ha deciso di aderire dopo aver perso la sorella, colpita da Alzheimer precoce a 57 anni. I primi segnali, racconta, erano comparsi molto prima della diagnosi ufficiale.