Guerra del gas tra Israele e Iran, missili su Qatar e raid su South Pars

Israele colpisce il giacimento di South Pars e l’Iran risponde con missili su Ras Laffan in Qatar, dopo l’escalation iniziata il 28 febbraio con gli attacchi Usa. Nel mirino finiscono gas e petrolio, con effetti immediati sui prezzi.

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Guerra del gas tra Israele e Iran, missili su Qatar e raid su South Pars

Il conflitto tra Israele e Iran entra in una fase nuova e più rischiosa. Dopo gli attacchi avviati il 28 febbraio con il coinvolgimento degli Stati Uniti, i raid hanno colpito direttamente il settore energetico iraniano. In risposta, Teheran ha lanciato missili contro il Qatar, prendendo di mira il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo.

L’aviazione israeliana ha bombardato il giacimento di South Pars, nel sud-ovest dell’Iran, un’area condivisa con il Qatar e cruciale per la produzione di gas. L’operazione sarebbe arrivata dopo il via libera di Donald Trump. Poche ore più tardi, la reazione iraniana ha colpito Ras Laffan, nodo centrale dell’industria energetica qatariota: quattro missili sono stati intercettati, uno ha raggiunto l’obiettivo.

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Il governo di Doha ha reagito duramente. Due diplomatici iraniani sono stati espulsi e dichiarati persone non gradite, mentre il Qatar ha annunciato di riservarsi il diritto di rispondere. L’episodio segna una svolta dopo quasi tre settimane di scontri, portando il confronto su infrastrutture strategiche per l’energia globale.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno colpito l’isola di Kharg, fulcro del sistema petrolifero iraniano, evitando però raffinerie e depositi. Il traffico nello Stretto di Hormuz resta bloccato, con pesanti conseguenze sul commercio di greggio. Washington valuta ulteriori mosse e ha inviato nella regione circa 2.200 Marines a bordo della nave anfibia USS Tripoli.

L’ipotesi di un intervento terrestre prende forma. L’operazione, indicata come Epic Fury, potrebbe prevedere l’impiego diretto di truppe sul terreno. Un’eventuale conquista di Kharg non garantirebbe però la riapertura dello stretto, mentre resta alto il rischio di attacchi iraniani contro petroliere e forze militari.

Gli effetti si vedono già sui mercati. Il prezzo del Brent ha superato i 108 dollari al barile dopo i raid su South Pars, dove diversi impianti risultano danneggiati. Secondo fonti iraniane, non ci sarebbero vittime, ma la produzione rischia rallentamenti significativi.

Il giacimento di South Pars è uno dei più grandi al mondo, con riserve stimate tra 50 e 51mila miliardi di metri cubi di gas. Copre circa 9.700 chilometri quadrati ed è collegato alla zona industriale di Asaluyeh, cuore del sistema energetico iraniano. La produzione attuale sfiora i 700 milioni di metri cubi al giorno.

I Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche nella regione. Tra i possibili obiettivi indicati figurano impianti in Arabia Saudita, Emirati e Qatar, inclusi complessi petrolchimici e raffinerie.

I Paesi del Golfo hanno condannato l’escalation. Il Qatar ha definito il raid su South Pars pericoloso e irresponsabile, mentre gli Emirati Arabi Uniti parlano di una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale. Crescono i timori per le conseguenze ambientali e per la sicurezza della navigazione nell’area.