Ictus e sonnellino lungo, quanto aumenta il rischio e i segnali da non ignorare
Il sonnellino pomeridiano prolungato può segnalare un rischio più alto di ictus secondo uno studio su oltre 600mila persone, soprattutto se supera i 90 minuti o compare senza volerlo durante il giorno.
Un riposo dopo pranzo può aiutare la mente, ma la sua durata conta. Una revisione pubblicata su Sleep Medicine Reviews, basata su più di 600mila persone, collega i pisolini troppo lunghi a un aumento del rischio di ictus. Tra i partecipanti, circa 16mila avevano già avuto un evento cerebrovascolare.
I dati indicano che dormire fino a mezz’ora non crea problemi e può persino migliorare memoria e concentrazione. Quando il riposo supera i 30 minuti, il rischio cresce. Oltre i 90 minuti, l’aumento arriva fino all’80% rispetto a chi non dorme durante il giorno. Ancora più significativo il caso dei sonnellini involontari, associati a un rischio quasi triplicato.
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Questi episodi non vanno letti isolatamente. Possono essere segnali che il corpo manda prima di un possibile ictus. La malattia, infatti, si sviluppa lentamente attraverso fattori noti come ipertensione, colesterolo alto, diabete e fumo, che agiscono per anni senza sintomi evidenti.
Tra i campanelli d’allarme rientrano anche stress cronico, disturbi del sonno e stanchezza persistente. L’associazione A.L.I.Ce. Italia richiama l’attenzione su questi segnali durante la Settimana Mondiale del Cervello, invitando a riconoscerli in tempo.
Lo stress continuo mantiene l’organismo in uno stato di allerta. Ormoni come cortisolo e adrenalina restano elevati e, con il tempo, alterano il sistema cardiovascolare. I vasi sanguigni diventano più rigidi, la pressione aumenta e si crea un terreno favorevole alla formazione di trombi.
Il sonno notturno ha un ruolo opposto: abbassa la pressione e permette al cervello di recuperare. Tuttavia, anche qui serve equilibrio. Dormire meno di 5-6 ore o più di 8-9 aumenta il rischio di ictus, mentre la fascia più sicura resta tra le 7 e le 8 ore.
Un disturbo spesso trascurato è quello delle apnee notturne. Durante il sonno la respirazione si interrompe più volte, causando cali di ossigeno e improvvisi aumenti della pressione. Nel lungo periodo, questo meccanismo può raddoppiare il rischio di ictus.
Il corpo invia segnali precisi molto prima dell’evento acuto. Riconoscerli e intervenire su sonno, stress e abitudini quotidiane può ridurre il pericolo.