Iran, Netanyahu alza la pressione e punta ai vertici del regime

Benjamin Netanyahu annuncia nuovi attacchi contro l’Iran dopo il raid a Teheran che ha ucciso Ali Larijani, colpendo i vertici del sistema di sicurezza e spingendo Israele a intensificare la pressione sul regime.

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Iran, Netanyahu alza la pressione e punta ai vertici del regime

Israele prosegue la sua offensiva contro l’Iran e alza il livello dello scontro. Il raid condotto a Teheran ha portato all’uccisione di Ali Larijani, figura centrale nel sistema politico e di sicurezza della Repubblica islamica. L’operazione ha colpito anche i vertici dei Basij, le milizie paramilitari utilizzate dal regime per il controllo del territorio.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu rivendica l’azione e rilancia. Parla apertamente di una strategia che mira a indebolire l’apparato iraniano e, allo stesso tempo, invita la popolazione a ribellarsi. Secondo il premier, i colpi inflitti ai centri di potere potrebbero aprire uno spazio per un cambiamento interno, anche se ammette che non sarà rapido né semplice.

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Tra gli obiettivi indicati da Israele compare anche Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema e considerato possibile successore. La sua posizione resta incerta: dopo essere rimasto ferito nei primi attacchi, si è reso visibile solo attraverso comunicazioni ufficiali. Circolano voci su un ricovero d’urgenza all’estero, ma non ci sono conferme.

Le forze armate israeliane chiariscono che la campagna non si fermerà. Il portavoce militare ha ribadito che chiunque venga ritenuto una minaccia sarà individuato e colpito. L’offensiva contro i Basij, già colpiti dalla perdita del comandante Gholamreza Soleimani e di numerosi dirigenti, continuerà senza limiti geografici o temporali.

L’operazione, spiegano da Israele, è destinata a durare settimane e proseguirà anche durante la Pasqua ebraica, con un orizzonte che arriva ai primi giorni di aprile. I danni subiti dalle milizie paramilitari sono pesanti e potrebbero incidere sulla capacità del regime di controllare il territorio.

Nonostante i colpi subiti, diversi analisti ritengono che il sistema iraniano non sia vicino al collasso. La scomparsa di Larijani, considerato una figura di equilibrio tra moderati e apparato militare, potrebbe rafforzare ulteriormente i pasdaran, già dominanti nelle scelte strategiche.

Anche l’ipotesi di una rivolta popolare appare fragile. Secondo valutazioni condivise da ambienti diplomatici statunitensi, eventuali proteste verrebbero represse con estrema durezza. Il regime mantiene un controllo capillare delle strade e dispone di forze armate pronte a intervenire.

La linea resta quella dello scontro aperto. Da entrambe le parti si parla di una fase destinata a prolungarsi, senza segnali concreti di una soluzione a breve termine.