Briatore spinge per il sì al referendum sulla giustizia e racconta il caso dello yacht
Flavio Briatore invita a votare sì al referendum sulla giustizia per la separazione delle carriere, dopo aver raccontato la sua vicenda giudiziaria legata al sequestro di uno yacht e alla successiva assoluzione.
Flavio Briatore prende posizione sul referendum del 22 e 23 marzo e invita apertamente a votare sì alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Lo fa con un video pubblicato sui social, in cui lega la scelta anche alla propria esperienza personale con la giustizia.
L’imprenditore ricorda una vicenda iniziata nel 2010, quando acquistò una nave con l’obiettivo di trasformarla in charter. A bordo lavoravano oltre venti persone. Secondo il suo racconto, l’imbarcazione venne fermata vicino al porto di La Spezia dalla Guardia di Finanza e trasferita a Genova, dove fu poi sequestrata.
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Briatore descrive un’operazione condotta in modo spettacolare, con la presenza delle televisioni e l’arrivo del pubblico ministero. Racconta anche che la famiglia fu fatta scendere dalla nave durante il blitz e che l’episodio ebbe ampia risonanza mediatica.
La nave rimase sotto sequestro per anni. Nel frattempo, spiega, continuò a sostenere i costi dell’equipaggio. Dopo circa dieci anni, il tribunale di Genova dispose la vendita all’asta dell’imbarcazione, prima che la Cassazione si esprimesse in via definitiva.
Poche settimane dopo la vendita, arrivò l’assoluzione. Briatore sostiene che il bene non gli fu restituito perché già ceduto e denuncia le conseguenze economiche e personali di una vicenda durata oltre un decennio.
Da qui la sua posizione sul referendum: secondo l’imprenditore, chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, come avviene in altri settori professionali. E aggiunge che, a suo avviso, anche i giudici dovrebbero essere chiamati a pagare quando commettono errori.