Aldo Moro, il racconto del nipote Luca sulla scorta e l'anniversario della strage di via Fani

Luca Moro ricorda Aldo Moro nell’anniversario della strage di via Fani e racconta un episodio legato alla scorta. Il leader Dc avrebbe voluto trasferire gli agenti per proteggerli, ma loro chiesero alla moglie di restare al suo fianco.

Aldo Moro
Aldo Moro, il racconto del nipote Luca sulla scorta e l'anniversario della strage di via Fani

Nell’anniversario della strage di via Fani, Luca Moro torna a parlare del nonno Aldo Moro e di ciò che rappresentò per molte persone. Ricorda un uomo che metteva sempre gli altri davanti a sé e che, anche nei momenti più difficili, non smise mai di pensare al bene degli altri.

Secondo il nipote, il legame tra l’ex presidente della Democrazia cristiana e la gente comune non si è mai spezzato. «L’affetto per lui vive ancora nel cuore delle persone semplici», afferma Luca Moro, convinto che il sacrificio compiuto dallo statista abbia lasciato un segno profondo nella memoria collettiva del Paese.

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Nel suo ricordo emerge anche una riflessione sul presente. Luca Moro teme che oggi sia sempre più raro trovare persone disposte a mettere a rischio la propria vita per il Paese. Allo stesso tempo non perde la speranza e cita una frase attribuita al nonno, spesso ricordata quando si parla del suo pensiero politico e umano sulla pace.

Il racconto si sofferma poi su un episodio che riguarda gli uomini della scorta di Aldo Moro. Il leader democristiano, racconta il nipote, avrebbe pensato di trasferire gli agenti per proteggerli. Aveva la sensazione che il pericolo intorno a lui stesse crescendo e voleva evitare che altri pagassero per la sua situazione.

Gli agenti, però, non accettarono quella scelta. Si rivolsero alla moglie dello statista chiedendo di poter restare. Non volevano abbandonarlo e, secondo il racconto di Luca Moro, non volevano che affrontasse da solo un destino che appariva sempre più minaccioso.

L’epilogo fu tragico. Il 16 marzo 1978 i brigatisti rossi attaccarono in via Fani, uccidendo i cinque uomini della scorta e rapendo Aldo Moro. Dopo 55 giorni di prigionia, lo statista venne assassinato. «L’ironia amara», osserva il nipote, «è che la scorta morì quel giorno e lui morì comunque da solo, in un altro luogo e in un altro momento».

Nel ricordare la figura del nonno, Luca Moro richiama anche l’impegno istituzionale che lo caratterizzò fin dagli anni della Costituente. Tra i temi a cui teneva di più, sottolinea, c’era la difesa del referendum, considerato uno strumento essenziale perché i cittadini potessero esprimere direttamente l’evoluzione della coscienza pubblica.