Vaccini sviluppati più velocemente con l'intelligenza artificiale la nuova frontiera della ricerca
Rino Rappuoli presenta la Reverse Vaccinology 3.0, metodo che usa l’intelligenza artificiale per progettare vaccini più rapidamente. Lo studio mostra come l’analisi dei dati biologici e dei virus possa accelerare l’individuazione di nuovi bersagli.
Un gruppo di ricercatori guidato da Rino Rappuoli descrive un sistema che promette di accorciare i tempi di sviluppo dei vaccini. Il metodo, chiamato Reverse Vaccinology 3.0, unisce genomica, immunologia e intelligenza artificiale per individuare con maggiore precisione gli antigeni utili a costruire nuovi vaccini. Il lavoro è stato presentato in uno studio pubblicato su Nature Reviews Microbiology.
Negli ultimi venticinque anni la vaccinologia ha cambiato volto più volte. La prima svolta arrivò nel 2000 con la Reverse Vaccinology, che sfruttava il sequenziamento genetico dei patogeni per cercare antigeni capaci di attivare il sistema immunitario. In seguito i ricercatori hanno iniziato a studiare gli anticorpi monoclonali umani per capire quali parti di virus e batteri generano davvero protezione.
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La terza fase integra queste conoscenze con l’analisi automatizzata dei dati biologici. Con modelli computazionali avanzati, l’intelligenza artificiale riesce a esaminare grandi quantità di informazioni su anticorpi e antigeni e a individuare più rapidamente i possibili bersagli vaccinali. Secondo i ricercatori questo approccio potrebbe ridurre in modo significativo i tempi necessari per progettare nuovi vaccini, migliorandone anche stabilità e sicurezza.
Il metodo è stato già sperimentato nello studio del virus Mpox. Attraverso modelli di previsione strutturale basati su AlphaFold gli scienziati hanno individuato un antigene neutralizzante, chiamato OPG153. L’identificazione è stata poi confermata con tecniche di microscopia strutturale, che hanno verificato la forma e la funzione della proteina.
Secondo i ricercatori l’unione tra biologia e algoritmi potrebbe cambiare il modo in cui vengono progettati vaccini e terapie immunologiche. Le stesse tecnologie potrebbero essere utilizzate anche per sviluppare nuovi anticorpi terapeutici o per studiare strategie contro tumori e malattie autoimmuni.
Lo studio porta la firma di Rappuoli e di Emanuele Andreano della Fondazione Biotecnopolo di Siena, insieme a Jason McLellan dell’Università del Texas. La pubblicazione segnala il contributo della fondazione alla ricerca internazionale sulle nuove tecnologie vaccinali e sull’uso dell’intelligenza artificiale nella biomedicina.