Trump chiede una coalizione navale nello Stretto di Hormuz ma gli alleati frenano

Donald Trump chiede agli alleati di inviare navi nello Stretto di Hormuz dopo il blocco della rotta petrolifera. Oltre duemila imbarcazioni ferme e il greggio sopra i 100 dollari al barile mentre molti Paesi esitano a partecipare alla coalizione proposta dagli Stati Uniti.

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Trump chiede una coalizione navale nello Stretto di Hormuz ma gli alleati frenano

La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il traffico mondiale di petrolio, ha innescato una crisi energetica e diplomatica. Più di duemila navi risultano bloccate lungo la rotta e il prezzo del greggio ha superato la soglia dei 100 dollari al barile. Di fronte alla situazione, Donald Trump ha invitato diversi Paesi a inviare unità navali per garantire la sicurezza della navigazione e riaprire il corridoio marittimo.

Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato l’appello attraverso la piattaforma Truth, citando apertamente partner storici come Regno Unito, Francia, Giappone e Corea del Sud. Nel messaggio compare anche la Cina. L’obiettivo è costruire una coalizione navale internazionale capace di fare pressione su Teheran e permettere il passaggio delle petroliere, ma le risposte ricevute finora restano caute.

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Da Pechino non arriva alcun impegno concreto. L’ambasciata cinese a Washington ha parlato di responsabilità condivisa nel garantire flussi energetici stabili, invitando tutte le parti a fermare le operazioni militari per evitare un allargamento del conflitto. Il portavoce Liu Pengyu ha ribadito che la Cina intende mantenere una posizione definita “obiettiva e imparziale” e continuare i contatti diplomatici con i Paesi coinvolti.

Anche dal Giappone emergono molte riserve. Secondo il governo di Tokyo, prima di un eventuale intervento restano da superare diversi ostacoli. Il dirigente del partito liberaldemocratico Takayuki Kobayashi ha spiegato all’emittente Nhk che la possibilità non è esclusa sul piano legale, ma richiede ulteriori valutazioni. Posizione simile da parte della Corea del Sud, dove la presidenza ha fatto sapere che ogni decisione verrà presa solo dopo consultazioni con Washington.

In Europa la risposta appare più articolata. Il Regno Unito ha confermato di essere in contatto con gli alleati per esaminare diverse opzioni destinate a garantire la sicurezza della navigazione nell’area. Il ministro dell’Energia Ed Miliband ha dichiarato che Londra sta valutando tutte le possibilità, ricordando che la riapertura dello stretto rappresenta un interesse globale. Tra le ipotesi non c’è solo l’invio di navi militari.

Nel frattempo anche l’Iran si muove sul piano diplomatico. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato che diversi Paesi hanno contattato Teheran per assicurare il passaggio delle proprie navi. Senza indicare nomi specifici, il capo della diplomazia iraniana ha chiarito che la Repubblica islamica è disposta a discutere con chiunque voglia garantire rotte sicure nello stretto.

Secondo Araghchi, le autorità militari iraniane hanno già autorizzato alcune imbarcazioni straniere a transitare sotto protezione. Il ministro ha sostenuto che lo stretto non è stato chiuso formalmente da Teheran e che l’attuale blocco dipende dall’instabilità creata dall’intervento degli Stati Uniti nella regione.