Bruno Contrada morto a 94 anni a Palermo, la carriera nella polizia e il processo per mafia
Bruno Contrada è morto a Palermo a 94 anni dopo una lunga carriera tra polizia e servizi segreti segnata dal processo per concorso esterno in mafia. L’ex dirigente del Sisde fu arrestato nel 1992 e condannato definitivamente nel 2007, con anni di carcere e domiciliari.
È morto a Palermo a 94 anni Bruno Contrada, ex dirigente della polizia di Stato e numero tre del Sisde, il servizio segreto civile italiano. Nato a Napoli ma legato da decenni al capoluogo siciliano, aveva costruito gran parte della sua carriera investigativa proprio in città.
Per oltre trent’anni aveva ricoperto incarichi nella polizia e negli apparati di sicurezza. Nel corso della sua attività passò dai ruoli investigativi alla dirigenza fino ad arrivare ai vertici del Sisde, diventando uno dei funzionari più noti nel sistema della sicurezza italiana.
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La sua storia pubblica cambiò radicalmente nel dicembre 1992, quando venne arrestato alla vigilia di Natale con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Era l’anno delle stragi di Palermo, un periodo segnato da indagini e tensioni altissime tra istituzioni e criminalità organizzata.
Il 5 aprile 1996 arrivò una prima condanna a dieci anni di carcere. Nel 2001 la Corte d’appello lo assolse, ma la Cassazione annullò la decisione e dispose un nuovo processo. Nel 2006 i giudici palermitani, dopo oltre trenta ore di camera di consiglio, lo condannarono di nuovo a dieci anni, sentenza confermata dalla Cassazione l’anno successivo.
Dopo la conferma definitiva della pena, Contrada scontò il periodo tra carcere e arresti domiciliari fino alla fine della pena, nell’ottobre 2012. Negli anni successivi continuò a contestare la condanna avviando vari ricorsi e iniziative giudiziarie.
La Corte europea dei diritti dell’uomo intervenne due volte contro l’Italia. Nel 2014 stabilì che l’ex funzionario non avrebbe dovuto restare in carcere quando aveva chiesto i domiciliari per motivi di salute. In un’altra decisione ritenne che il reato di concorso esterno, nel periodo contestato tra il 1979 e il 1988, non fosse definito con sufficiente chiarezza.
Negli ultimi anni Contrada aveva portato avanti una battaglia legale sostenendo di voler difendere la propria reputazione come uomo delle istituzioni. Dopo ulteriori passaggi giudiziari, la Corte d’appello di Palermo riconobbe un indennizzo per ingiusta detenzione pari a 285.342 euro, decisione confermata dalla Cassazione nel 2023.