Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta contro Usa e conferma lo Stretto di Hormuz chiuso

Mojtaba Khamenei promette vendetta contro gli Stati Uniti dopo la morte del padre Ali Khamenei nei raid di guerra. Il nuovo leader iraniano affida alla tv di Stato un messaggio durissimo e annuncia che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso.

Iran
Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta contro Usa e conferma lo Stretto di Hormuz chiuso

Mojtaba Khamenei, indicato come nuova Guida Suprema dell’Iran, rompe il silenzio con un messaggio diffuso dalla televisione di Stato. Il leader, che non appare in pubblico e secondo alcune fonti sarebbe ferito e sotto protezione, accusa direttamente gli Stati Uniti e promette vendetta dopo la morte del padre Ali Khamenei nei raid che hanno aperto il conflitto il 28 febbraio.

Il discorso arriva quattro giorni dopo la sua nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti. Khamenei affida le parole a un giornalista dell’emittente pubblica e parla di una guerra destinata a continuare. Nel messaggio ricorda i familiari uccisi negli attacchi e annuncia che intende “vendicare il sangue dei martiri”, presentandosi come il nuovo volto della leadership iraniana.

Leggi anche: Iran, Mojtaba Khamenei ferito mentre missili colpiscono basi Usa nel Golfo

Uno dei passaggi più duri riguarda lo Stretto di Hormuz. Khamenei sostiene che la chiusura del passaggio marittimo resterà uno strumento di pressione e lascia intendere che l’Iran è pronto a impedire il transito del petrolio dal Golfo. La misura ha già spinto il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile, alimentando timori per le economie occidentali.

La strategia energetica diventa così parte della risposta iraniana alla guerra. Teheran potrebbe anche permettere il passaggio ad alcuni Paesi e bloccarlo ad altri, una scelta che secondo diversi analisti rischierebbe di dividere gli Stati che sostengono gli avversari dell’Iran.

Nessuna apertura verso Stati Uniti e Israele. Nel discorso il nuovo leader accusa Washington di responsabilità dirette per l’attacco contro la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, dove un missile ha ucciso 165 persone, molte delle quali bambine. Secondo le prime verifiche dell’inchiesta americana, la struttura sarebbe stata colpita da un Tomahawk dopo essere stata indicata erroneamente come obiettivo militare.

Khamenei lancia anche un avvertimento ai Paesi che ospitano basi militari statunitensi nella regione. Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Bahrain e Oman vengono invitati a chiudere immediatamente le installazioni americane, altrimenti – afferma – gli attacchi continueranno. Allo stesso tempo Teheran prova a rassicurare le monarchie del Golfo, sostenendo di non voler dominare la regione.

Nel messaggio la nuova Guida Suprema ringrazia i gruppi che compongono il cosiddetto Fronte della Resistenza. Tra questi Hezbollah in Libano, i ribelli Houthi nello Yemen e le milizie filo-iraniane attive in Iraq, indicati come alleati fondamentali e parte integrante dei valori della rivoluzione islamica.

Nel passaggio finale Khamenei richiama l’eredità del padre Ali e del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini. Ammette che raccoglierne il testimone è difficile e prova a mostrarsi vicino alla popolazione iraniana, affermando di aver appreso della propria nomina dalla televisione “come tutti gli altri cittadini”.