Iran cambia strategia nel conflitto e prende di mira radar e difese Usa nel Golfo
Donald Trump sostiene che l’Iran abbia perso radar, marina e aviazione, ma Teheran continua a colpire basi e installazioni statunitensi. Dopo le prime ondate di missili e droni, la strategia iraniana punta ora a indebolire le difese Usa nel Golfo.
Dopo i primi giorni di guerra, l’Iran ha modificato il proprio modo di combattere e ha iniziato a puntare su obiettivi considerati cruciali per la presenza militare americana in Medio Oriente. Radar e sistemi di difesa aerea sono diventati bersagli prioritari. La guerra era iniziata il 28 febbraio con l’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele. Nelle prime 48 ore Teheran aveva risposto con una pioggia di missili e droni. Poi la tattica è cambiata.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump descrive una situazione di netta superiorità americana. Secondo il leader della Casa Bianca, le forze iraniane avrebbero perso marina, aviazione e gran parte delle difese radar. Nonostante queste affermazioni, l’Iran continua a dimostrare di poter colpire obiettivi legati alla presenza militare statunitense nella regione.
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Accanto alle azioni dirette, Teheran utilizza anche gruppi alleati. Nel Kurdistan iracheno, per esempio, una milizia filo-iraniana ha lanciato uno sciame di droni contro un hotel di lusso a Erbil frequentato da militari americani. Secondo fonti del Pentagono, l’episodio indica che l’Iran conosce i luoghi in cui le truppe statunitensi alloggiano, anche quando si trovano in strutture civili.
Alcuni funzionari militari statunitensi ritengono che la leadership iraniana abbia ormai accettato di non poter competere con Stati Uniti e Israele sul piano della potenza di fuoco. La scelta sarebbe quindi quella di puntare su una guerra di logoramento, cercando di resistere ai bombardamenti e colpendo le vulnerabilità del sistema difensivo americano.
In questa prospettiva diventano centrali gli attacchi contro intercettori e sistemi antimissile che proteggono basi e soldati statunitensi. L’esperienza della guerra dello scorso anno ha fornito indicazioni importanti. Durante quel conflitto, gli Stati Uniti usarono un gran numero di intercettori: tra 100 e 250 missili del sistema Thaad e circa 80 missili SM-3, riducendo sensibilmente le scorte disponibili.
Secondo l’analista Vali Nasr, esperto di Iran alla Johns Hopkins University, Teheran ha imparato rapidamente da quell’esperienza. L’Iran avrebbe individuato un punto debole proprio nelle capacità difensive occidentali, che dipendono da un numero limitato di intercettori e sistemi come Thaad e Patriot.
Anche il capo degli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha riconosciuto che l’Iran ha cambiato approccio nel corso del conflitto. In una recente conferenza stampa ha spiegato che entrambe le parti stanno adattando i propri piani man mano che la guerra prosegue.
Dopo i primi attacchi subiti, l’Iran ha inoltre lanciato migliaia di droni kamikaze a basso costo contro installazioni e partner degli Stati Uniti in diversi paesi della regione, tra cui Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Bahrein.
I dati diffusi da Washington mostrano che il numero di lanci iraniani di missili e droni è diminuito nelle ultime fasi del conflitto. Questo non significa però che l’arsenale sia esaurito. Valutazioni interne del Pentagono indicano che Teheran potrebbe conservare ancora fino al 50% dei propri missili e dei sistemi di lancio, pronti per eventuali attacchi contro infrastrutture militari sensibili come radar e reti di comunicazione statunitensi.