Katie Perry vince la causa sul marchio contro la popstar Katy Perry

La stilista Katie Perry ottiene ragione dopo anni di battaglie legali sul nome del suo marchio. L’Alta Corte australiana stabilisce che il brand registrato nel 2007 non crea confusione con la cantante Katy Perry e può continuare a esistere.

Katy Perry
Katie Perry vince la causa sul marchio contro la popstar Katy Perry

La lunga disputa sul nome si chiude con una decisione definitiva. L’Alta Corte australiana ha stabilito che il marchio di abbigliamento creato dalla stilista Katie Perry non viola i diritti della cantante statunitense Katy Perry. Secondo i giudici, un consumatore australiano medio non penserebbe che i capi firmati dalla stilista siano collegati alla popstar.

La vicenda nasce dal marchio registrato dalla designer nel 2007. L’anno successivo iniziano le vendite dei suoi prodotti tra mercati locali, negozi online e social. Quando nel 2008 il brano “I Kissed a Girl” porta la cantante alla fama mondiale, la stilista racconta di aver scoperto solo allora l’esistenza dell’artista con lo stesso nome.

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La controversia legale prende forma molti anni dopo. Nel 2023 la cantante avvia un procedimento contro il marchio, contestando anche una linea di merchandising legata al tour del 2014. In un primo momento la causa viene respinta, ma nel 2024 una nuova sentenza annulla il marchio della stilista, riaprendo completamente la questione.

Il verdetto definitivo arriva ora con il giudizio della Corte Suprema australiana. I magistrati ritengono improbabile che il pubblico possa confondere l’origine dei prodotti, anche considerando la notorietà internazionale della cantante. Il marchio della stilista resta quindi valido.

«È stato un percorso lungo e difficile», ha commentato la designer, che nel 2015 ha cambiato cognome in Taylor. Per lei la decisione conferma che la tutela dei marchi deve valere anche per le piccole imprese. Dal lato della cantante, un portavoce ha precisato che la popstar non ha mai cercato di chiudere l’attività della stilista né di impedirle di vendere abbigliamento con il nome Katie Perry.