Caso Domenico Caliendo, accuse sull'espianto di cuore a Napoli
Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto di cuore eseguito a Napoli e nuove accuse riaccendono il caso. L’ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi sostiene che la dottoressa coinvolta non avesse esperienza negli espianti.
La morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, continua a far discutere. A riaprire il confronto pubblico sono le parole di Giuseppe Caianiello, ex direttore della cardiochirurgia pediatrica della struttura, intervenuto in televisione durante la trasmissione condotta da Massimo Giletti su Rai 3.
Secondo il medico, la dottoressa Gabriella Farina non avrebbe avuto esperienza negli interventi di espianto. Caianiello ha raccontato che la specialista aveva lavorato nel suo reparto ma non aveva mai eseguito operazioni di trauma-espianto. A suo dire l’intervento sarebbe stato effettuato perché richiesto dal chirurgo Guido Oppido.
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Nel corso dell’intervista l’ex primario ha aggiunto che Oppido avrebbe avuto coperture politiche. Alla domanda se il riferimento fosse all’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, Caianiello ha risposto con una frase che ha fatto discutere, lasciando intendere il collegamento senza nominarlo direttamente.
Intanto prosegue l’inchiesta della Procura di Napoli, che sta raccogliendo testimonianze e documenti. Tra gli atti compare anche una lettera firmata da undici infermieri del reparto. L’indagine riguarda il trapianto eseguito il 23 dicembre e il successivo peggioramento delle condizioni del bambino.
Dopo l’operazione Domenico era rimasto in coma farmacologico per circa due mesi. Il decesso è arrivato il 21 febbraio. Gli investigatori ipotizzano che l’intervento possa essere fallito per un problema durante il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli, forse danneggiato dall’uso di ghiaccio secco per la conservazione.
Nell’indagine risultano al momento sette indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Sul piano disciplinare si muove anche la famiglia del bambino. L’avvocato Francesco Petruzzi ha presentato due esposti agli ordini dei medici di Cosenza e Benevento nei confronti dei professionisti coinvolti.
La madre del piccolo ha raccontato di aver visto il figlio peggiorare giorno dopo giorno durante i sessanta giorni successivi al trapianto. La sua richiesta è che vengano chiarite le responsabilità e che un episodio simile non accada più ad altri bambini.