Guerra in Iran, i Paesi del Golfo chiedono il sistema Samp T italiano contro i missili
L’Italia valuta l’invio del sistema Samp T nei Paesi del Golfo per rafforzare la difesa contro i missili iraniani. La richiesta arriverebbe da Kuwait ed Emirati Arabi Uniti mentre il governo studia come intervenire senza indebolire la protezione nazionale.
I Paesi del Golfo guardano all’Italia per rafforzare la difesa contro i missili iraniani. Tra le ipotesi allo studio c’è l’invio di radar, droni e anche del sistema antimissile Samp T, già utilizzato dall’esercito italiano per intercettare minacce aeree. La richiesta sarebbe arrivata soprattutto da Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, preoccupati per possibili attacchi provenienti da Teheran.
L’esecutivo italiano starebbe valutando il sostegno militare senza ricorrere a un nuovo decreto. La base politica esisterebbe già nella risoluzione approvata dal Parlamento la scorsa settimana, che consente di rafforzare le missioni militari in corso nella regione con nuovi mezzi e personale.
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Tra le opzioni c’è il trasferimento di sensori radar, velivoli senza pilota e lanciatori capaci di neutralizzare droni o missili. L’obiettivo è contrastare la strategia militare della “saturazione”, cioè l’uso simultaneo di grandi quantità di droni per mettere sotto pressione le difese e consumare rapidamente le munizioni degli avversari.
Il punto più delicato riguarda proprio il sistema Samp T, la piattaforma terra-aria progettata con la Francia che utilizza missili Aster per abbattere bersagli in quota. Due batterie sono già state consegnate all’Ucraina, anche se una è stata distrutta durante i combattimenti con le forze russe.
L’Italia ne avrebbe a disposizione altre quattro. Una è schierata in Estonia per la sicurezza dell’Europa orientale, due sono impiegate a Sabaudia nella difesa del territorio nazionale e un’altra si trova a Mantova. L’eventuale trasferimento di una batteria nel Golfo ridurrebbe quindi le capacità disponibili nel Paese.
La decisione non è ancora stata presa e dovrebbe passare anche attraverso un confronto in ambito Nato. Tra le destinazioni possibili figurano Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, ma la valutazione tiene conto anche dell’evoluzione dell’arsenale iraniano e della necessità di non lasciare scoperta la difesa italiana.
L’impiego del sistema richiede inoltre un contingente specializzato di circa settanta militari. Gli operatori devono gestire la rete di comando, i radar e i lanciatori montati su camion che utilizzano i missili intercettori. Anche la logistica è complessa: il sistema comprende un radar multifunzione, il centro di controllo e diversi moduli di lancio.
Per il trasferimento potrebbe essere necessario l’appoggio di alleati. Tra le soluzioni allo studio c’è il trasporto con aerei cargo statunitensi C-17, che permetterebbero di spostare l’intero apparato nel giro di circa due giorni.
Nel frattempo l’Italia ha già rafforzato la propria presenza militare nell’area. Dal porto di Taranto è partita la fregata missilistica Federico Martinengo, diretta verso il Mediterraneo orientale per operazioni di sicurezza. L’unità della Marina militare, con oltre 160 militari a bordo, è attesa nell’area operativa nei prossimi giorni dopo uno scalo tecnico nel porto greco di Suda.
Le attività nella regione prevedono un coordinamento con altri Paesi europei, tra cui Spagna, Francia e Olanda, mentre Roma continua a valutare quale livello di supporto offrire agli alleati del Golfo.