Persone stressanti e invecchiamento più rapido, lo studio sui legami sociali difficili
Byungkyu Lee ha guidato uno studio che collega le relazioni con persone particolarmente stressanti a un invecchiamento biologico più rapido. L’analisi su oltre duemila adulti mostra che questi rapporti possono aumentare stress e segnali cellulari legati all’età.
Trascorrere molto tempo con persone che creano tensioni o problemi continui può incidere non solo sull’umore ma anche sul corpo. Una ricerca guidata dal sociologo Byungkyu Lee suggerisce infatti che questi rapporti sociali difficili possono accelerare l’invecchiamento biologico.
Lo studio, finanziato dal National Institute on Aging e pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, ha analizzato il ruolo delle relazioni negative all’interno delle reti sociali. Se da tempo è noto che amicizie e rapporti positivi favoriscono salute e longevità, i contatti più problematici sembrano produrre l’effetto opposto.
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Nel mondo anglosassone queste persone vengono spesso definite “hasslers”. Possono essere parenti, colleghi, amici o conoscenti che generano tensioni e difficoltà. Secondo le stime citate dai ricercatori, quasi il 30% delle persone dice di avere almeno un individuo di questo tipo nella propria cerchia.
Per capire come questi rapporti incidano sulla salute, i ricercatori hanno raccolto dati da oltre 2mila adulti coinvolti in una survey condotta nello stato americano dell’Indiana. Ai partecipanti sono state rivolte domande sulla qualità delle loro relazioni e sullo stato di salute percepito.
Oltre ai questionari, gli studiosi hanno analizzato campioni di saliva per individuare variazioni nel Dna legate all’invecchiamento biologico. In questo modo hanno potuto confrontare i risultati tra chi segnalava persone problematiche nella propria rete sociale e chi invece non ne indicava.
Dai dati emerge un effetto cumulativo. Ogni individuo percepito come fonte di stress all’interno della propria cerchia è associato a un ritmo di invecchiamento più rapido di circa 1,5%, pari in media a nove mesi in più di età biologica.
Secondo i ricercatori, le relazioni tese possono aumentare lo stress cronico e influenzare i biomarcatori epigenetici collegati all’età. Questi effetti si accumulano nel tempo e possono favorire la comparsa anticipata di malattie croniche.
L’analisi evidenzia anche alcune differenze sociali. Le donne segnalano più spesso relazioni difficili rispetto agli uomini e l’esposizione a questi rapporti è più frequente tra chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità sociale o sanitaria.
Molti dei rapporti problematici, spiegano gli studiosi, riguardano membri della famiglia. Legami di questo tipo sono spesso radicati nella vita quotidiana e non sempre è facile ridurre i contatti o ridefinire i confini.
Tra le relazioni non familiari, i partecipanti indicano soprattutto colleghi di lavoro, coinquilini e in misura minore vicini di casa come fonti di tensione. Si tratta di rapporti che implicano spesso obblighi o spazi condivisi.
Gli autori dello studio precisano che i risultati mostrano un’associazione statistica e non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto tra la presenza di queste persone e l’invecchiamento accelerato.
Quando possibile, gli studiosi suggeriscono di valutare con attenzione le proprie relazioni e limitare l’esposizione a chi genera stress continuo. In molti casi, però, evitare completamente questi rapporti non è realistico.
Un’alternativa può essere ridurre il tempo trascorso con queste persone o ricorrere a percorsi di supporto come la terapia per gestire relazioni particolarmente difficili.
Gli esperti ricordano comunque che le relazioni restano fondamentali per la salute. Investire in rapporti positivi e di sostegno può aiutare a bilanciare gli effetti negativi e favorire un invecchiamento più sano.