Domenico Caliendo morto dopo trapianto al Monaldi di Napoli, il dolore dei genitori

Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo raccontano la morte del figlio Domenico dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli. Il bimbo aveva due anni e mezzo. I genitori chiedono verità e vogliono creare una fondazione in suo nome.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo morto dopo trapianto al Monaldi di Napoli, il dolore dei genitori

Domenico Caliendo aveva due anni e mezzo quando è morto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. I suoi genitori, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, hanno raccontato la loro storia durante la trasmissione Domenica In, ripercorrendo i mesi della malattia e i momenti successivi all’intervento che non ha salvato il bambino.

La madre ha spiegato che la famiglia sta cercando di creare una fondazione dedicata al figlio. L’obiettivo è ricordarlo e aiutare altri bambini e famiglie che si trovano ad affrontare situazioni simili. “Voglio far nascere una fondazione con il suo nome, per lui e per tutti i piccoli che sono stati vittime di errori sanitari”, ha detto.

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I primi segnali della malattia erano arrivati quando Domenico aveva appena quattro mesi. Fino a quel momento, racconta la madre, il bambino era in salute. Poi qualcosa è cambiato. “Ha iniziato a piangere in modo diverso e ho capito subito che c’era qualcosa che non andava”. Il piccolo fu portato d’urgenza all’ospedale di Nola e ricoverato in terapia intensiva.

Dopo gli accertamenti arrivò la diagnosi di cardiomiopatia dilatativa. I medici parlarono ai genitori di una situazione molto grave. Nei primi mesi Domenico non poteva correre, sudare o stancarsi troppo. Con il tempo la famiglia imparò a gestire la malattia cercando di garantire al bambino una vita il più possibile normale.

Ai genitori fu spiegato che l’unica possibilità era il trapianto di cuore. Senza un nuovo organo, dissero i medici, il bambino difficilmente avrebbe superato i cinque anni. La famiglia visse mesi di attesa sperando nella chiamata che avrebbe potuto cambiare il destino del piccolo.

Quella telefonata arrivò la sera del 22 dicembre 2025. “La dottoressa mi disse che c’era un cuore per lui”, ha ricordato Patrizia Mercolino. Nonostante la notizia, la madre racconta di aver provato una sensazione di inquietudine. Anche il padre Antonio ricorda quell’istante con angoscia: si trovava vicino alla terapia intensiva e pensò di portare via il figlio.

I due genitori parlarono a lungo prima di prendere la decisione. Alla fine accettarono l’intervento, convinti che fosse l’unica strada possibile per salvare Domenico. La mattina dell’operazione il bambino era sedato, ma riuscì comunque ad abbracciare la madre. “Mi chiamò mamma e mi saltò tra le braccia. È stato l’ultimo abbraccio”.

L’intervento terminò nel tardo pomeriggio, ma qualcosa non funzionò. Secondo quanto riferito dalla madre, un’infermiera le avrebbe detto che il cuore non partiva. Il piccolo fu inserito immediatamente in lista per un secondo trapianto mentre i genitori continuavano a sperare.

La speranza si spense quando arrivò la notizia della disponibilità di un secondo organo. In quel momento, racconta la madre, capì che il figlio non poteva più essere salvato. Solo settimane dopo la famiglia apprese che il cuore utilizzato per il primo intervento sarebbe arrivato congelato. “Lo abbiamo scoperto dai giornali il 7 gennaio”, ha detto.

In studio era presente anche l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che ha parlato dei possibili problemi legati al trasporto dell’organo. Secondo il legale non ci sarebbe stata soltanto la presenza di ghiaccio secco, ma anche la mancanza di un sistema di controllo della temperatura durante il trasferimento.

Patrizia Mercolino ha ribadito la volontà di ottenere verità su quanto accaduto. “Gli ho promesso che avrà giustizia. Ci penseranno le autorità”. Il padre Antonio, con la voce rotta dall’emozione, ha espresso tutta la sua rabbia per la perdita del figlio.