Dal sospetto di cistite alla scoperta di un raro tumore del sangue
Emma Operacz scoprì di avere un tumore del sangue dopo una diagnosi iniziale di cistite. Nell’estate 2024 i dolori e la febbre non passavano e nuovi esami rivelarono una malattia rara che nel frattempo aveva raggiunto anche il cervello.
L’estate del 2024 ha segnato la vita di Emma Operacz. La giovane aveva iniziato ad accusare forti dolori alle vie urinarie, febbre persistente e una stanchezza insolita. Al Pronto Soccorso i medici parlarono di cistite e le prescrissero antibiotici. I sintomi però non migliorarono e, con il passare dei giorni, Emma rimase a letto per settimane senza riuscire a riprendersi.
Preoccupata dal peggioramento, la sorella Sara decise di accompagnarla da alcuni specialisti. Durante una visita, tra ginecologo e urologo, vennero notati linfonodi ingrossati. Da lì partirono nuovi controlli, ricoveri e una biopsia che portò alla diagnosi definitiva. Non si trattava di un’infezione, ma di una forma estremamente rara di tumore del sangue.
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All’inizio Emma pensava che sarebbe bastato affrontare qualche ciclo di chemioterapia per tornare presto alla vita di prima, agli studi e al lavoro. Pochi giorni dopo, però, nausea intensa e forti mal di testa rivelarono un quadro più grave. Gli esami mostrarono che il cancro si era diffuso al cervello, rendendo il percorso di cura ancora più complesso.
Le prime terapie furono molto pesanti e non portarono i risultati sperati. Il quadro cambiò quando Emma arrivò alla Cleveland Clinic, dove incontrò l’ematologa Deepa Jagadeesh. La specialista le propose una terapia mirata con Alectinib, farmaco utilizzato contro alcune forme di linfoma. Dopo quattro mesi di trattamento una PET confermò la remissione completa.
Nonostante la risposta positiva ai farmaci, i medici decisero di procedere con un trapianto di midollo osseo. I test di compatibilità indicarono come donatrice ideale proprio la sorella Sara. Tra nuovi cicli di chemio, radioterapia e un lungo ricovero, Emma trascorse il suo ventiduesimo compleanno e il Giorno del Ringraziamento in ospedale.
Tre mesi e mezzo dopo l’intervento poté finalmente tornare a casa. La malattia aveva interrotto gli studi, ma Emma riuscì comunque a laurearsi nel dicembre 2025. Ora vuole proseguire la formazione nel campo dell’assistenza sociale e spera un giorno di lavorare proprio alla Cleveland Clinic, dove è stata curata.