Guerra in Iran, rincari su bollette, carburanti e spesa quotidiana
La guerra in Iran scuote i mercati energetici e rischia di pesare sulle tasche degli italiani. Bollette, carburanti, voli e spesa quotidiana potrebbero aumentare rapidamente, mentre imprese ed export guardano con preoccupazione agli sviluppi nel Golfo.
Il conflitto che coinvolge l’Iran sta già influenzando i mercati internazionali dell’energia e delle materie prime. Le conseguenze non riguardano soltanto petrolio e gas. I rincari potrebbero estendersi alle bollette domestiche, ai carburanti, ai biglietti aerei e perfino al costo degli alimenti, con effetti che si rifletterebbero anche sull’economia italiana.
Secondo le stime più recenti, la spesa energetica delle famiglie rischia di crescere sensibilmente. L’aumento legato alle tensioni sui mercati potrebbe portare la bolletta del gas a salire di circa 278 euro l’anno e quella dell’elettricità di altri 91 euro. Nel complesso la spesa annuale arriverebbe così a circa 2.796 euro, con un incremento intorno al 15% rispetto alle previsioni precedenti alla crisi.
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La pressione maggiore arriva dal mercato del petrolio. Un’eventuale chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio mondiale di greggio, ridurrebbe l’offerta globale tra il 15% e il 20%. I prezzi hanno già reagito: il Brent si è avvicinato ai 94 dollari al barile, mentre il Wti ha chiuso a 90,90 dollari con forti rialzi in pochi giorni.
Gli effetti sono visibili anche alla pompa. In Italia la benzina verde in modalità self ha registrato un aumento medio di 9,2 centesimi al litro, arrivando a circa 1,76 euro. Ancora più marcato il rialzo del gasolio, cresciuto di 18,9 centesimi fino a 1,91 euro al litro, segnale diretto dell’andamento dei mercati energetici.
Le tensioni nello stretto potrebbero creare problemi anche ai trasporti marittimi. I porti rappresentano nodi fondamentali della logistica globale e un rallentamento nei passaggi commerciali rischierebbe di propagarsi lungo tutta la filiera. Ritardi nelle consegne e costi più alti per il trasporto finirebbero per riflettersi sui prezzi pagati dai consumatori.
Anche il settore dei viaggi teme ripercussioni. La sospensione o la riduzione dei voli negli hub mediorientali potrebbe frenare gli arrivi turistici verso l’Italia. Secondo le stime di Confesercenti, nei prossimi due mesi la spesa dei visitatori provenienti dalle aree coinvolte potrebbe ridursi di circa un miliardo di euro. Al tempo stesso il caro petrolio e le richieste di rimborso per i voli cancellati rischiano di spingere verso l’alto il prezzo dei biglietti.
Le tensioni energetiche si rifletterebbero anche sull’inflazione alimentare. Una parte rilevante delle materie prime utilizzate per produrre fertilizzanti agricoli transita infatti attraverso lo Stretto di Hormuz. Se il flusso dovesse ridursi, gli agricoltori potrebbero affrontare nuovi aumenti dei costi dopo quelli già registrati negli ultimi anni.
Il conflitto rappresenta inoltre una minaccia per il commercio estero italiano. I Paesi del Golfo, e in particolare gli Emirati, sono diventati un mercato importante per molte aziende. Secondo Confartigianato, sono a rischio esportazioni manifatturiere per circa 27,8 miliardi di euro, pari a quasi il 5% delle vendite del settore.
Tra i bersagli degli attacchi sono finiti anche centri tecnologici della regione. Un data center di Amazon Web Services nel Golfo è stato colpito da droni, provocando interruzioni nei servizi di rete. Incidenti di questo tipo possono bloccare attività cruciali, dalla pubblica amministrazione ai sistemi finanziari, con perdite economiche molto elevate anche per brevi periodi di inattività.