Crisi Iran, Meloni al telefono con Erdogan e leader europei. Italia pronta a intervenire su energia e sicurezza
Giorgia Meloni intensifica i contatti con leader europei e con Recep Tayyip Erdogan dopo l’attacco missilistico legato alla crisi iraniana. Il governo segue gli sviluppi militari e teme effetti sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli italiani.
La crisi legata all’Iran spinge il governo italiano a intensificare i contatti internazionali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avviato una serie di colloqui con partner europei e alleati per valutare gli sviluppi della situazione in Medio Oriente e le possibili conseguenze per l’Italia.
Tra le telefonate delle ultime ore c’è quella con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Meloni ha espresso solidarietà ad Ankara dopo l’attacco missilistico che ha colpito il Paese, definendo la Turchia un partner strategico e un alleato nella Nato. Durante la conversazione i due leader hanno analizzato l’evoluzione della crisi e la necessità di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri dell’Alleanza, soprattutto sul piano della difesa.
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La premier ha partecipato a un confronto con il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. I quattro leader hanno condannato gli attacchi attribuiti all’Iran e concordato di rafforzare il coordinamento politico e militare nei prossimi giorni.
Nel colloquio sono stati affrontati anche altri dossier sensibili, tra cui la sicurezza nello stretto di Hormuz e la situazione in Libano. È stata citata inoltre la disponibilità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a condividere con gli alleati l’esperienza maturata dall’Ucraina nell’intercettazione dei droni.
Meloni ha spiegato che la priorità resta la tutela dei cittadini italiani presenti nell’area e il sostegno a iniziative diplomatiche che possano ridurre la tensione. Il governo segue costantemente l’evoluzione degli eventi e mantiene attivi i canali con i principali partner internazionali.
Oltre al profilo militare e diplomatico, Palazzo Chigi osserva con attenzione le possibili ricadute economiche della crisi. L’attenzione è concentrata soprattutto sui prezzi dell’energia, che potrebbero salire in seguito all’instabilità nella regione.
La presidente del Consiglio ha avvertito che l’esecutivo è pronto a intervenire se dovessero emergere operazioni speculative sui mercati energetici o sui beni alimentari. Tra le ipotesi valutate c’è anche l’aumento della tassazione sugli eventuali extraprofitti delle aziende coinvolte, con l’obiettivo di destinare le risorse alla riduzione delle bollette.
Sullo stesso fronte è intervenuto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui l’attuale livello dei prezzi dell’energia non sarebbe giustificato dalla situazione reale dei mercati. Il governo sta verificando possibili speculazioni lungo la filiera insieme alla Guardia di Finanza e al ministero del Made in Italy.
Per il momento, secondo fonti vicine al dossier, eventuali misure contro il caro energia difficilmente saranno presentate già nel prossimo Consiglio dei ministri previsto per martedì.
Resta aperta anche la questione delle basi militari italiane. Tajani ha chiarito che finora nessun Paese alleato ha chiesto l’utilizzo delle strutture presenti in Italia, neppure per scopi logistici. In ogni caso un’autorizzazione richiederebbe il passaggio in Parlamento.
Il ministro ha inoltre ipotizzato che il conflitto possa durare diverse settimane, parlando di una possibile durata di almeno sei o sette settimane. Intanto l’11 marzo Meloni riferirà alle Camere sia sulla crisi iraniana sia in vista del prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.