Carburanti più cari con la guerra in Iran, controlli della Guardia di Finanza su benzina e diesel
Guerra in Iran e attacchi tra Stati Uniti e Israele spingono in alto i prezzi dei carburanti anche in Italia. In pochi giorni benzina e diesel aumentano sensibilmente e il governo rafforza i controlli della Guardia di Finanza su distributori e filiera energetica.
Il conflitto in Medio Oriente e la risposta militare dell’Iran agli attacchi di Stati Uniti e Israele stanno incidendo anche sul mercato italiano dei carburanti. Con il prolungarsi della crisi internazionale, benzina e diesel registrano rincari alla pompa e il governo ha deciso di avviare verifiche più serrate lungo tutta la filiera.
L’intervento è stato disposto dal Ministero dell’Economia insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le verifiche della Guardia di Finanza riguarderanno l’intero percorso dei carburanti, dalla produzione fino ai distributori, per individuare eventuali manovre speculative e controllare la correttezza dei prezzi applicati ai consumatori.
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I dati più recenti indicano un aumento significativo nel giro di pochi giorni. La media nazionale della benzina self service è salita di circa 9,2 centesimi al litro, arrivando a 1,76 euro. Ancora più marcato il rincaro del gasolio, che ha guadagnato quasi 19 centesimi e si attesta intorno a 1,91 euro al litro.
In alcune aree, soprattutto lungo la rete autostradale, i prezzi risultano molto più elevati. Non mancano distributori che vendono diesel servito oltre i 2,5 euro al litro, valori che secondo diverse associazioni dei consumatori non si vedevano da anni.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che finora non risultano anomalie diffuse nei prezzi della rete. Tuttavia sono stati individuati circa venti casi sospetti segnalati dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come Mister Prezzi, e ora oggetto di approfondimenti da parte delle Fiamme Gialle.
L’attenzione si concentra soprattutto sui passaggi iniziali della distribuzione, prima della vendita ai distributori. Il ministero osserva che gli aumenti dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere sono stati rapidi e, secondo le verifiche in corso, non sarebbero ancora giustificati da una reale carenza di carburanti raffinati sul mercato.
Per monitorare l’andamento del settore, Urso ha convocato due riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi, dedicate a energia e carburanti e agli effetti sull’inflazione e sul costo della vita. Gli incontri diventeranno settimanali e si terranno ogni venerdì.
Nel frattempo il ministro ha discusso con il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti il piano operativo dei controlli. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avvertito che il governo è pronto a intervenire anche con misure fiscali più severe contro eventuali speculazioni nel settore energetico.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini valuta invece la convocazione delle compagnie petrolifere per chiedere chiarimenti sui rincari e analizzare le ricadute sui trasporti. Sul tavolo anche un monitoraggio con l’Autorità Antitrust, già coinvolta nelle attività di Mister Prezzi.
Parallelamente la Lega sta preparando un possibile pacchetto energia da inserire nel decreto Bollette, con misure di sostegno rivolte a famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici.
Le compagnie petrolifere respingono le accuse di manovre speculative. Secondo Gianni Murano, presidente di Unem, l’associazione che rappresenta il settore, gli adeguamenti dei prezzi in Italia restano inferiori rispetto all’aumento delle quotazioni internazionali, una volta escluse le imposte. Nei prossimi giorni, però, non si escludono ulteriori variazioni.
Posizione diversa quella dei gestori degli impianti e delle associazioni dei consumatori. Le organizzazioni dei benzinai Faib e Fegica sostengono che la speculazione sia evidente e chiedono provvedimenti straordinari come il ritorno temporaneo a prezzi controllati o il ripristino dell’accisa mobile.
Anche alcune associazioni dei consumatori propongono interventi fiscali. Tra le richieste c’è una riduzione delle accise di circa 20 centesimi al litro e una revisione dell’Iva sui carburanti, prendendo come riferimento il taglio temporaneo delle accise deciso dal governo Draghi nel 2022.
Intanto i controlli della Guardia di Finanza verranno estesi a tutta la filiera energetica. Le verifiche riguarderanno la trasparenza dei prezzi nei distributori, l’andamento delle quotazioni nelle diverse fasi della commercializzazione e l’eventuale presenza di accordi anticoncorrenziali tra operatori del settore.
Le Fiamme Gialle rafforzeranno anche le attività sul territorio per contrastare possibili illeciti nel comparto dei carburanti: evasione fiscale nel settore energetico, vendita di prodotti privi di accise, classificazioni irregolari dei combustibili e problemi nella tracciabilità delle forniture.