Trump insiste sulla resa dell'Iran mentre proseguono i raid Usa e Israele

Donald Trump rilancia la linea dura contro l’Iran e afferma che la guerra finirà solo con la resa di Teheran. Dopo giorni di raid con Israele, il presidente americano esclude uno stop alle operazioni e sostiene che non serve un’invasione di terra.

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Trump insiste sulla resa dell'Iran mentre proseguono i raid Usa e Israele

Donald Trump ribadisce che la guerra contro l’Iran potrà fermarsi soltanto con la resa totale di Teheran. Dopo una settimana di bombardamenti condotti insieme a Israele, il presidente degli Stati Uniti non prevede pause nelle operazioni militari e chiede che la Repubblica islamica accetti una capitolazione completa.

Secondo il leader americano non esiste spazio per un accordo diverso. Washington, spiega, si aspetta che l’Iran rinunci a combattere e accetti una nuova fase politica guidata da figure considerate affidabili dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Solo in quel caso, sostiene, si aprirebbe la strada a un rilancio economico del Paese.

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Trump afferma che una futura leadership iraniana dovrà mantenere rapporti corretti con Washington, con Israele e con gli altri Paesi del Medio Oriente che collaborano con gli Stati Uniti. Alla domanda sulla possibilità di un leader religioso alla guida dell’Iran, risponde che la questione dipenderebbe dalla persona scelta.

L’operazione militare, chiamata Furia Epica, potrebbe durare circa un mese. Il segretario di Stato Marco Rubio ha informato diversi ministri degli Esteri arabi che il conflitto rischia di proseguire per settimane. Tra gli obiettivi indicati da Washington ci sono soprattutto i lanciatori di missili, le scorte e le strutture di produzione militare iraniane.

Trump sostiene che non sia necessario inviare truppe sul terreno. A suo giudizio i bombardamenti hanno già distrutto gran parte delle infrastrutture militari e un’invasione terrestre rappresenterebbe soltanto una perdita di tempo.

Nonostante queste dichiarazioni, le forze armate statunitensi restano in stato di allerta. Nelle ultime ore è stata cancellata una grande esercitazione della 82ª Divisione Aviotrasportata, unità specializzata in operazioni di terra. La decisione alimenta ipotesi su un possibile dispiegamento rapido in Medio Oriente.

Queste unità potrebbero muovere tra 4.000 e 5.000 soldati in tempi brevi. I militari sarebbero impiegati per proteggere infrastrutture strategiche, rafforzare le ambasciate statunitensi nella regione o gestire eventuali evacuazioni di emergenza.

Un’operazione terrestre potrebbe comunque tornare sul tavolo se i raid aerei non producessero risultati decisivi. Intanto il governo iraniano non mostra segnali di resa e continua a sostenere lo sforzo militare, nonostante l’indebolimento delle difese e la riduzione delle scorte di missili.

Se l’offensiva non dovesse portare a una svolta rapida, Washington potrebbe tornare a valutare un nuovo accordo nucleare con forti limiti al programma atomico iraniano, ma senza cambiare il sistema politico del Paese. Un’ipotesi che la Casa Bianca aveva accantonato dopo l’eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei.

Secondo alcuni analisti israeliani, una vittoria completa significherebbe il crollo dell’attuale regime. Resta però il dubbio su quanto gli Stati Uniti siano disposti a investire, in termini di tempo e risorse, per raggiungere un obiettivo di questa portata.