Anna Lou Castoldi racconta la dismorfofobia e il rapporto con Dario Argento
Anna Lou Castoldi racconta il lungo percorso contro la dismorfofobia iniziato da adolescente. Dopo 13 anni di terapia oggi dice di essersi accettata e di aver trovato nella musica elettronica e nel lavoro da dj la libertà di esprimersi.
Anna Lou Castoldi è uno dei volti scelti da RaiPlay per un progetto dedicato alla Generazione Z legato al Festival di Sanremo. L’idea iniziale prevedeva anche la presenza di Jolanda Renga e Aurora Ramazzotti, ma il format è stato poi modificato. Castoldi è rimasta nel team di SottoSanremo, dove insieme a Elisa Maino e Nicole Rossi ha avuto il compito di raccontare il festival dal punto di vista degli under 20, collegandosi da uno spazio allestito sotto il palco dell’Ariston.
Per lei è stata la prima esperienza da conduttrice. Nonostante provenga da una famiglia legata al cinema e alla musica, Anna Lou dice di sentirsi più vicina a quest’ultima. Figlia di Morgan e Asia Argento, ha scelto infatti la strada della consolle. «Faccio la dj e mi piace suonare davanti alle persone», racconta. Oggi studia produzione elettronica e lavora a un suono personale, distante dallo stile musicale del padre.
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La passione per la musica, spiega, è cresciuta anche grazie alla madre. Con la recitazione invece il rapporto è più incerto. «Ho fatto qualche esperienza ma non mi sento davvero portata», ammette. Guardandosi allo specchio, dice di riconoscere spesso i tratti della nonna Daria Nicolodi, madre di Asia Argento, scomparsa nel 2020. «I nonni sono una ricchezza enorme, custodiscono storie e insegnamenti che nessun altro può dare».
Tra questi c’è anche Dario Argento. Anna Lou lo descrive come un nonno affettuoso e sorprendentemente normale. «Se ho un dubbio o un problema parlo anche con lui. È molto simpatico, un nonno classico», racconta. Con la madre il rapporto resta strettissimo: per anni hanno vissuto insieme e ora abitano a pochi minuti di distanza. «Ci sentiamo ogni giorno, spesso più volte».
L’adolescenza, però, non è stata semplice. Anna Lou ha sofferto di dismorfofobia e per molto tempo si è vista «brutta e sbagliata». La pressione di modelli estetici che sentiva lontani da sé l’ha portata a un lungo percorso terapeutico. «Ho fatto 13 anni di terapia», spiega.
Oggi la percezione di sé è cambiata. «Adesso mi accetto per quella che sono. L’aspetto fisico non mi condiziona più come quando avevo 14 anni». La musica e il lavoro da dj sono diventati lo spazio dove sentirsi libera e costruire una propria identità.