Iran minaccia l'Europa dopo l'attacco Usa-Israele
L’Iran avverte l’Europa dopo l’attacco militare di Stati Uniti e Israele che ha colpito Teheran e ucciso Ali Khamenei. Il portavoce della diplomazia iraniana accusa i Paesi europei di tacere e sostiene che quel silenzio avrà conseguenze per tutti.
L’Iran punta il dito contro l’Europa dopo l’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele. Se i governi europei continueranno a tacere di fronte a quella che Teheran definisce una violazione del diritto internazionale, «prima o poi tutti ne pagheranno il prezzo». Il messaggio arriva dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei, intervistato dall’emittente spagnola 24 Horas.
Secondo Baghaei, restare in silenzio equivale a diventare complici. «Nessun Paese delle Nazioni Unite può restare indifferente», ha detto, invitando i governi europei a prendere posizione contro l’attacco che ha colpito il Paese e che Teheran considera un’ingiustizia contro la propria nazione.
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Alla domanda sul possibile coinvolgimento iraniano nel lancio di droni contro una base britannica a Cipro, il portavoce ha respinto ogni accusa. «Siamo sotto attacco in una guerra ingiusta e ci difendiamo», ha dichiarato, sostenendo che Washington e altri alleati starebbero utilizzando i territori vicini all’Iran per preparare operazioni militari contro il Paese.
Baghaei ha aggiunto che Teheran non intende colpire i Paesi della regione. «Vogliamo mantenere rapporti positivi con i nostri vicini arabi musulmani», ha spiegato, accusando però gli Stati Uniti di sfruttare quelle basi per organizzare la logistica necessaria al lancio di missili contro l’Iran. Il portavoce ha inoltre negato qualsiasi attacco missilistico contro la Turchia.
Nelle stesse ore i ministri degli Esteri dell’Unione Europea e del Consiglio di Cooperazione del Golfo — Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — hanno diffuso una dichiarazione congiunta sulla situazione nella regione. Nel documento non compaiono né Stati Uniti né Israele.
L’assenza dei due Paesi riflette le divisioni tra gli Stati europei sulla valutazione dell’operazione militare. L’azione congiunta delle forze statunitensi e israeliane, descritta come preventiva, ha portato tra le altre cose alla morte della Guida suprema iraniana Ali Khamenei, accusata di essere responsabile delle violenze contro i manifestanti durante le proteste tra dicembre e gennaio.
Prima della riunione diplomatica, l’Alta rappresentante europea per la politica estera Kaja Kallas aveva ammesso che trovare una posizione comune tra i Paesi dell’Unione non sarebbe stato semplice. Anche la dichiarazione diffusa dopo la videoconferenza dei ministri europei non citava esplicitamente Stati Uniti e Israele, segno delle divergenze tra i governi.
Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno criticato apertamente l’operazione militare. Altri Stati membri hanno scelto toni più prudenti. Nel frattempo Kallas ha accusato Teheran di alimentare il conflitto oltre i confini iraniani. «L’Iran sta esportando la guerra cercando di coinvolgere sempre più Paesi e creare caos», ha affermato.
L’Alta rappresentante ha anche collegato gli attacchi con droni in Medio Oriente a quelli utilizzati contro l’Ucraina. Secondo Kallas, Kiev ha sviluppato sistemi di difesa e intercettazione che potrebbero aiutare i Paesi del Golfo a contrastare questi attacchi.
Kallas ha poi osservato che i cambiamenti politici nei regimi arrivano spesso dall’interno. L’attacco militare, ha detto, avrebbe comunque indebolito il governo iraniano e potrebbe offrire alla popolazione la possibilità di scegliere il proprio futuro.
Nonostante le tensioni, Unione Europea e Paesi del Golfo condividono una richiesta comune. Entrambi chiedono il rispetto del diritto internazionale e puntano a evitare che il conflitto si allarghi ulteriormente in Medio Oriente.