Guerra in Iran, possibili rincari su carburanti, bollette e mutui

La guerra in Iran rischia di far salire carburanti e prezzi al consumo a causa dei rincari del petrolio. Secondo il Codacons le conseguenze potrebbero toccare trasporti, bollette e mutui, con effetti sulle spese delle famiglie già nelle prossime settimane.

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Guerra in Iran, possibili rincari su carburanti, bollette e mutui

La crisi legata alla guerra in Iran potrebbe avere ricadute concrete sui conti delle famiglie italiane. A lanciare l’allarme è il Codacons, secondo cui l’instabilità in Medio Oriente rischia di riflettersi sui prezzi di numerosi beni e servizi. Dall’energia ai trasporti, fino ai prodotti alimentari, gli effetti dipenderanno soprattutto dall’andamento dei mercati nelle prossime settimane.

Il primo fronte riguarda i carburanti. Le tensioni internazionali stanno già spingendo verso l’alto il prezzo del petrolio e questo si traduce rapidamente in rincari alla pompa. L’aumento dei costi per benzina e gasolio pesa sulla logistica e sui trasporti delle merci, con ripercussioni dirette sui prezzi esposti nei negozi e nei supermercati.

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Il rialzo del petrolio si riflette anche sul settore dei viaggi. Le compagnie aeree, alle prese con limitazioni al traffico e con perdite accumulate negli ultimi giorni, potrebbero rivedere al rialzo le tariffe. Un eventuale aumento dei biglietti inciderebbe sull’intero comparto del trasporto aereo e sulle spese legate a vacanze e spostamenti.

Più articolato il discorso sulle bollette. I clienti con contratti indicizzati potrebbero vedere crescere i costi di luce e gas se i prezzi dell’energia continueranno a salire. Le imprese, a loro volta, rischiano di trasferire i maggiori costi energetici sui prodotti finali, con ulteriori rincari sugli scaffali.

La situazione potrebbe avere effetti anche sui mutui. Se l’aumento dei prezzi dovesse spingere verso l’alto l’inflazione, la Banca centrale europea potrebbe intervenire con nuovi rialzi dei tassi. In questo caso le rate dei finanziamenti, soprattutto quelli variabili, diventerebbero più pesanti.

Il Codacons prova a quantificare l’impatto potenziale. Con un aumento dell’inflazione dell’1%, una famiglia con due figli spenderebbe circa 457 euro in più all’anno a parità di consumi. Questa cifra si sommerebbe all’inflazione già stimata per il 2026 dall’Istat, pari all’1,1%, portando l’aggravio complessivo a circa 959 euro annui.

Secondo l’associazione dei consumatori, il governo dispone comunque di strumenti per limitare gli effetti dei rincari. Tra questi c’è il meccanismo delle accise mobili, previsto dal decreto 5 del 2023. La norma consente di utilizzare il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei carburanti per ridurre le accise su benzina e diesel, intervenendo così sul prezzo finale alla pompa.

Il provvedimento può essere attivato dal Ministero dell’Economia insieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica quando i prezzi dei carburanti registrano, sulla media degli ultimi due mesi, un aumento rispetto ai valori indicati nei documenti di finanza pubblica.