Morto António Lobo Antunes, maestro della narrativa portoghese
António Lobo Antunes è morto a Lisbona a 83 anni dopo una lunga carriera letteraria segnata dall’esperienza della guerra in Angola e da una scrittura intensa e polifonica. Era tra i romanzieri portoghesi più letti e tradotti nel mondo.
António Lobo Antunes, tra i più importanti scrittori della letteratura portoghese contemporanea, è morto a Lisbona all’età di 83 anni. La notizia è stata comunicata da un portavoce della casa editrice portoghese Leya, che negli anni ha pubblicato numerosi suoi libri.
Nato nella capitale portoghese il 1° settembre 1942, proveniva da una famiglia di medici: il padre era un neurologo molto noto. Antunes studiò medicina e si specializzò in psichiatria. Proprio la formazione clinica segnò profondamente il suo modo di raccontare, trasformando i romanzi in una sorta di indagine sulle fragilità dell’individuo e sulla storia del Portogallo.
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All’inizio degli anni Settanta partecipò come ufficiale medico alla guerra coloniale in Angola, tra il 1971 e il 1973. L’esperienza africana rimase centrale nella sua opera e comparve spesso nei primi libri, dove la guerra viene raccontata come un’esperienza di solitudine, paura e perdita di illusioni.
Rientrato in patria, lavorò per circa dieci anni come psichiatra all’ospedale Miguel Bombarda di Lisbona. Alla fine degli anni Ottanta lasciò definitivamente la medicina per dedicarsi alla letteratura. Il suo debutto narrativo era arrivato nel 1979 con il romanzo “Memória do Elefante”.
Quel libro aprì una trilogia sulla guerra coloniale che comprende anche “In culo al mondo”, uno dei suoi titoli più noti, e “Conhecimento do Inferno”. Nei romanzi il conflitto appare come una tragedia generata da interessi politici e militari, ma anche come una prova che mette a nudo la fragilità morale dei protagonisti.
Lo stile di Antunes è riconoscibile per la struttura complessa e la molteplicità delle voci narrative. Lo stesso autore parlava di tecnica “polifonica”: frasi lunghe, immagini fortemente metaforiche e una lingua spesso aspra che richiama, per intensità, quella di Louis-Ferdinand Céline.
Con il passare degli anni il suo sguardo si allargò alla società portoghese dopo la caduta della dittatura di Salazar. Romanzi come “Manuale degli inquisitori”, “Lo splendore del Portogallo” ed “Esortazione ai coccodrilli” analizzano il potere politico e le contraddizioni della borghesia da cui lo scrittore stesso proveniva.
Le sue opere sono state tradotte in oltre quindici lingue e pubblicate in Italia soprattutto da Feltrinelli ed Einaudi. Tra i titoli usciti nel nostro Paese figurano “Trattato delle passioni dell’anima”, “L’ordine naturale delle cose”, “Che farò quando tutto brucia?”, “Arcipelago dell’insonnia” e “Sopra i fiumi che vanno”.
Nel corso della carriera ricevette numerosi premi internazionali. Nel 2007 vinse il Premio Camões, il più prestigioso riconoscimento per gli autori di lingua portoghese. Tra gli altri riconoscimenti figurano il Premio europeo di letteratura, il France Culture e il Juan Rulfo. In Italia fu premiato con il Bottari Lattes Grinzane nel 2018 e con il Premio Internazionale Nonino nel 2014.