Medio Oriente, Tajani avverte sul rischio escalation ma rassicura l'Italia non è in guerra
Antonio Tajani avverte sul Medio Oriente dopo gli attacchi tra Israele, Stati Uniti e Iran. Il ministro riferisce alla Camera che esiste il rischio di un allargamento della guerra.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha informato la Camera sugli sviluppi della crisi tra Israele, Stati Uniti e Iran, parlando di una situazione in rapido peggioramento. Secondo il titolare della Farnesina esiste il rischio concreto che il conflitto si estenda ad altri Paesi della regione. Allo stesso tempo ha chiarito che l’Italia non è coinvolta militarmente nello scontro.
Nelle ultime ore, ha spiegato Tajani, lo scenario in Medio Oriente si è aggravato dopo l’operazione condotta da Israele e Stati Uniti contro l’Iran e la successiva risposta di Teheran. Il ministro ha parlato di attacchi iraniani definiti indiscriminati, segnalando che nella mattinata sarebbero stati colpiti anche obiettivi in Azerbaigian.
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Gran parte dell’intervento è stata dedicata alla sicurezza dei cittadini italiani presenti nell’area. Il governo, ha riferito Tajani, ha già aiutato quasi 10mila italiani a lasciare le zone considerate più rischiose. Solo nelle ultime ore circa duecento persone con condizioni di fragilità sono rientrate in Italia grazie alle operazioni organizzate dalle autorità.
La Farnesina continua a seguire la situazione dei connazionali ancora presenti nella regione. Il ministro ha spiegato che le strutture diplomatiche e consolari restano al lavoro senza interruzioni per assistere gli italiani e facilitare eventuali rientri.
Durante l’informativa Tajani ha richiamato anche il Parlamento alla responsabilità di fronte a una crisi che potrebbe avere effetti rilevanti. Il governo, ha detto, è pronto a intervenire per limitare le ricadute economiche che già si stanno manifestando sui mercati.
Uno dei punti più delicati riguarda lo stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico mondiale. Un eventuale blocco dell’area potrebbe rallentare le forniture di petrolio e gas, con conseguenze immediate sui prezzi e sui costi delle rotte marittime.
Secondo il ministro i segnali sono già visibili. Le quotazioni dell’energia stanno registrando aumenti e anche le assicurazioni sulle navi che attraversano la zona sono diventate più costose. Le tensioni nello stretto, ha aggiunto Tajani, potrebbero riflettersi anche sul prezzo di diverse materie prime, compresi grano e cereali.