Italiani bloccati a Doha per la guerra, l'appello di un fotografo Droni sopra di noi, lo Stato ci riporti a casa

Riccardo è bloccato a Doha dal 28 febbraio a causa della guerra che ha sconvolto il traffico aereo nella regione. Il fotografo italiano era in viaggio di ritorno dalla Thailandia quando il volo si è fermato in Qatar lasciando lui e altri connazionali senza rientro.

Doha
Italiani bloccati a Doha per la guerra, l'appello di un fotografo Droni sopra di noi, lo Stato ci riporti a casa

Dal 28 febbraio sedici italiani si trovano bloccati a Doha, in Qatar, dopo lo stop improvviso dei collegamenti aerei provocato dall’escalation militare in Medio Oriente. Tra loro c’è Riccardo, fotografo naturalista partito il 17 febbraio per un reportage in Thailandia. Il viaggio di ritorno prevedeva uno scalo di poche ore, ma una volta atterrato in Qatar il volo è stato cancellato e i passeggeri non sono più ripartiti.

«Appena arrivati allo scalo di Doha sono comparsi messaggi in arabo che parlavano di emergenza e tutto si è fermato», racconta. La prima notte è trascorsa in aeroporto. Il giorno dopo il gruppo è stato trasferito in albergo, dove l’attesa continua senza indicazioni precise su quando sarà possibile rientrare in Italia.

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Col passare dei giorni i connazionali hanno iniziato a organizzarsi insieme. Molti di loro erano soli durante lo scalo e si sono uniti per cercare informazioni e affrontare la situazione. «Ora ci conosciamo tutti bene. Ci siamo trovati nello stesso problema e abbiamo deciso di muoverci come gruppo», spiega Riccardo.

Le indicazioni arrivate dai canali ufficiali della Farnesina parlavano di una possibile via d’uscita via terra. La proposta prevedeva un viaggio di circa sei ore nel deserto fino a Riyadh, in Arabia Saudita. Il trasferimento, però, sarebbe stato interamente a carico dei passeggeri, tra costo del bus, visto d’ingresso e successivo volo da trovare autonomamente.

Il gruppo ha deciso di non accettare. «Non c’erano garanzie e la situazione nella regione è troppo instabile. Avremmo dovuto attraversare il deserto e poi arrangiarci da soli». Restare a Doha è sembrata l’opzione meno rischiosa, anche se l’incertezza continua.

Negli ultimi giorni la preoccupazione è aumentata. Dalle finestre dell’hotel i viaggiatori raccontano di aver assistito a intercettazioni di missili e ad attività militari nel cielo. «Abbiamo visto esplosioni in lontananza e il 4 marzo sono passati droni sopra le nostre teste. Ogni rumore ci fa sobbalzare e molti evitano di avvicinarsi alle finestre», dice Riccardo.

L’appello alle istituzioni italiane è diretto. I sedici connazionali chiedono un rientro organizzato dallo Stato e senza costi aggiuntivi. «Paghiamo le tasse e siamo cittadini italiani. Chiediamo solo di tornare a casa in sicurezza, senza dover affrontare viaggi rischiosi o spese impreviste», afferma il fotografo.