Guerra Iran Usa, nuova fase dell'offensiva annunciata da Washington

Donald Trump annuncia la seconda fase dell’offensiva contro l’Iran mentre gli Stati Uniti intensificano i raid. Washington sostiene di aver ridotto drasticamente la capacità militare di Teheran e prepara nuovi attacchi in profondità nel Paese.

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Guerra Iran Usa, nuova fase dell'offensiva annunciata da Washington

Gli Stati Uniti dichiarano di essere entrati nella seconda fase dell’offensiva militare contro l’Iran. Dopo cinque giorni di operazioni, Washington sostiene di aver indebolito le difese di Teheran e ridotto il numero di missili lanciati dalla Repubblica islamica. L’annuncio arriva mentre la campagna militare, promossa dal presidente Donald Trump e sostenuta da Israele, prosegue con bombardamenti e attacchi mirati.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato dopo circa cento ore di operazioni, sostenendo che l’azione militare americana stia avanzando rapidamente. Secondo il capo del Pentagono, l’aviazione statunitense e quella israeliana puntano a ottenere il pieno controllo dello spazio aereo iraniano nel giro di pochi giorni, condizione che permetterebbe di colpire basi missilistiche e infrastrutture militari giorno e notte.

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Hegseth ha spiegato che l’offensiva continuerà finché la Casa Bianca riterrà raggiunti gli obiettivi stabiliti. La nuova fase prevede attacchi più intensi e l’uso di bombe di diversa potenza, da 500 fino a 2000 libbre. Il Pentagono sostiene di disporre di scorte sufficienti di munizioni e di sistemi di difesa, respingendo le critiche di alcuni esponenti democratici secondo cui le scelte di politica estera avrebbero ridotto le riserve militari.

Secondo i vertici militari americani, la risposta iraniana si è già ridimensionata. Il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti, afferma che i lanci di missili balistici da parte di Teheran sono diminuiti dell’86% dall’inizio del conflitto e del 23% nelle ultime ventiquattro ore. Anche l’impiego di droni avrebbe registrato un calo del 73% rispetto al primo giorno di combattimenti.

Per Washington la riduzione degli attacchi dipenderebbe dal rapido consumo dell’arsenale iraniano durante la fase iniziale dello scontro. Nei primi giorni, secondo le stime militari statunitensi, l’Iran avrebbe lanciato oltre 500 missili balistici e più di 2000 droni, molti dei quali diretti verso Paesi del Golfo.

Tra gli Stati coinvolti indirettamente nella crisi figurano Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita, che hanno attivato i propri sistemi di difesa per intercettare i vettori diretti verso il loro territorio. In diversi casi, spiegano fonti militari, le intercettazioni sarebbero avvenute senza un coordinamento diretto con le forze statunitensi.

La Casa Bianca sostiene che le capacità militari iraniane siano ormai gravemente compromesse. Secondo il Pentagono molte difese aeree e centri di comando sarebbero stati distrutti nelle prime ondate di attacchi. Nonostante questo, i vertici americani ritengono che Teheran possa ancora utilizzare missili, droni o milizie alleate per colpire obiettivi civili e militari.

Nelle stesse ore gli Stati Uniti hanno rivendicato anche un episodio avvenuto in mare. Un sottomarino americano avrebbe affondato con un siluro una nave militare iraniana identificata come IRIS Dena, colpita mentre navigava in acque internazionali vicino allo Sri Lanka. Secondo le autorità locali l’imbarcazione trasportava circa 180 persone: una trentina di marinai è stata salvata, mentre decine risultano morti o dispersi.