Digiuno intermittente, studio collega le finestre alimentari brevi a un rischio cardiovascolare più alto

Il digiuno intermittente torna sotto osservazione dopo uno studio che collega le finestre alimentari molto brevi a un aumento dei decessi cardiovascolari. I dati arrivano dall’analisi di oltre 19.000 adulti seguiti per otto anni.

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Digiuno intermittente, studio collega le finestre alimentari brevi a un rischio cardiovascolare più alto

Il digiuno intermittente è diventato uno dei metodi più diffusi per dimagrire. Molti scelgono questo schema alimentare per ridurre le calorie senza seguire una dieta tradizionale. Il modello più praticato è il cosiddetto 16/8, che prevede 16 ore senza cibo e l’assunzione dei pasti nelle restanti otto.

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Diabetes & Metabolic Syndrome: Clinical Research and Reviews ha analizzato i dati di oltre 19.000 adulti statunitensi. I risultati indicano che chi concentrava i pasti in meno di otto ore al giorno presentava un rischio di morte per malattie cardiovascolari più alto del 135% rispetto a chi distribuiva l’alimentazione nell’arco di 12-14 ore.

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Il concetto di rischio cardiovascolare riguarda la probabilità di sviluppare problemi come infarto o ictus. Nello studio il legame con la mortalità complessiva, cioè i decessi per qualsiasi causa, è risultato debole. Diversa invece la situazione per le patologie che colpiscono cuore e vasi sanguigni, dove l’associazione è rimasta stabile tra i vari gruppi analizzati.

I ricercatori hanno seguito i partecipanti per circa otto anni. Ogni persona ha ricostruito le proprie abitudini alimentari giornaliere, permettendo di stimare la durata della cosiddetta finestra alimentare. I dati hanno mostrato che chi mangiava solo entro otto ore aveva una probabilità maggiore di morire per cause cardiovascolari rispetto a chi distribuiva i pasti su un periodo più lungo della giornata.

L’aumento del rischio è apparso ancora più evidente tra fumatori e persone con diabete o malattie cardiache già presenti. In questi casi gli studiosi invitano a valutare con attenzione l’adozione di regimi alimentari basati sul digiuno prolungato.

Secondo Victor Wenze Zhong, epidemiologo della Facoltà di Medicina dell’Università Jiao Tong di Shanghai e autore principale dello studio, il dato più sorprendente riguarda proprio la durata molto breve della finestra alimentare. Chi ha mantenuto per anni un periodo di assunzione del cibo inferiore alle otto ore ha mostrato una maggiore mortalità per malattie cardiovascolari.

Lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma mette in dubbio l’idea che il time-restricted eating sia sempre privo di rischi. Molti lavori precedenti, spesso di breve durata, avevano suggerito possibili benefici sul metabolismo e sulla salute del cuore.

L’endocrinologo Anoop Misra ricorda che il digiuno intermittente può aiutare a perdere peso, controllare la glicemia e ridurre la pressione arteriosa. Tuttavia segnala anche possibili effetti negativi come carenze nutrizionali, aumento del colesterolo, fame intensa, irritabilità e mal di testa.

Particolare cautela riguarda chi soffre di diabete o patologie croniche. Un digiuno non controllato può provocare ipoglicemia e favorire l’assunzione di cibi poco salutari durante le ore in cui è consentito mangiare. Negli anziani o nelle persone fragili, inoltre, periodi prolungati senza cibo possono accelerare la perdita di massa muscolare.