Suicidio assistito, primo caso in Liguria: morto a Genova un 56enne con sclerosi multipla

Silvano, 56 anni, è morto a Genova dopo aver scelto il suicidio medicalmente assistito a causa della sclerosi multipla progressiva che lo immobilizzava da anni. Il farmaco è stato fornito dal Servizio sanitario nazionale dopo una lunga procedura durata circa dodici mesi.

Suicidio assistito
Suicidio assistito, primo caso in Liguria: morto a Genova un 56enne con sclerosi multipla

Un uomo di 56 anni, Silvano, residente a Genova e malato da quasi trent’anni di sclerosi multipla progressiva, è morto il 26 febbraio dopo essersi autosomministrato un farmaco per il fine vita. È il primo caso registrato in Liguria di suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale.

Il farmaco e le apparecchiature necessarie erano stati messi a disposizione dal sistema sanitario pubblico. L’uomo è la dodicesima persona in Italia ad aver portato a termine la procedura prevista dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, nata dal caso Cappato–Antoniani. Nove dei casi finora conclusi sono stati seguiti dall’Associazione Luca Coscioni.

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Silvano viveva da anni in condizioni cliniche molto gravi. La malattia lo aveva reso tetraplegico e dipendente dall’assistenza continua per ogni attività quotidiana, dal mangiare al muoversi. Aveva difficoltà a parlare e a deglutire, portava un catetere permanente e per l’evacuazione doveva ricorrere a manovre meccaniche. Le sofferenze, raccontava, erano diventate insopportabili.

La richiesta formale per verificare l’accesso al suicidio medicalmente assistito era stata presentata alla Asl il 24 febbraio 2025. Dopo alcuni mesi l’azienda sanitaria aveva riconosciuto la presenza dei requisiti previsti dalla legge, senza però indicare come eseguire concretamente la procedura.

Per ottenere una risposta operativa sono intervenuti i legali dell’uomo, coordinati dall’avvocata Filomena Gallo. Solo dopo una serie di diffide formali la Asl ha inviato, nell’ottobre successivo, la relazione conclusiva con le modalità da seguire. A quel punto Silvano ha deciso di procedere.

Durante la procedura non erano disponibili medici dell’azienda sanitaria disposti a vigilare sull’atto. L’assistenza è stata quindi garantita dall’anestesista Mario Riccio, già noto per aver seguito nel 2006 il caso di Piergiorgio Welby e altri pazienti che hanno scelto il suicidio assistito negli anni successivi.

In un messaggio diffuso prima della morte, Silvano spiegava la sua decisione come un modo per interrompere sofferenze ormai insostenibili. Nello stesso appello chiedeva alla Regione Liguria tempi certi per le verifiche sanitarie e al Parlamento una legge che definisca procedure chiare per i malati che intendono accedere al fine vita.

Dopo la vicenda, l’avvocata Filomena Gallo ha ricordato che la decisione della Corte costituzionale del 2019 riconosce già questo diritto quando ricorrono determinate condizioni cliniche. Secondo la legale, i ritardi e le difficoltà incontrate nel caso di Silvano mostrano l’assenza di procedure uniformi nel sistema sanitario.

Anche Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha sottolineato che il caso ligure dimostra come il suicidio medicalmente assistito sia già consentito dalla giurisprudenza costituzionale. Cappato ha inoltre avvertito che eventuali norme restrittive potrebbero portare a nuove azioni legali e iniziative di disobbedienza civile per tutelare il diritto all’autodeterminazione dei pazienti.