Ohio, madre annega il figlio di 4 anni nel lago convinta di offrirlo a Dio: dichiarata non imputabile
Ruth Miller ha ucciso il figlio di 4 anni gettandolo in un lago in Ohio convinta di offrirlo a Dio. La donna, 40 anni e appartenente alla comunità Amish, è stata dichiarata non imputabile per infermità mentale e non finirà in carcere.
Ruth Miller, 40 anni, ha ammesso di aver gettato nel lago il figlio di quattro anni dicendo agli agenti di averlo fatto «per donarlo a Dio». Il caso arriva dalla contea di Tuscarawas, in Ohio, dove il tribunale ha stabilito il 3 marzo 2026 che la donna non può essere processata perché incapace di intendere e di volere.
La tragedia risale all’agosto del 2025. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna aveva condotto un golf cart con a bordo tre dei suoi figli direttamente nell’acqua del lago. I bambini sono riusciti a salvarsi, ma l’episodio ha spinto le autorità ad avviare controlli più approfonditi sulla famiglia.
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Durante il sopralluogo nelle vicinanze è stato trovato anche il corpo del marito, Marcus Miller, vicino a un molo. La donna ha raccontato che l’uomo sarebbe morto per un incidente mentre nuotava nel lago per dimostrare la propria fede religiosa.
Quando gli agenti l’hanno interrogata, Ruth Miller ha confessato di aver spinto in acqua il piccolo Vincen. In un filmato registrato dalla bodycam della polizia la donna dice chiaramente di averlo affidato a Dio dopo averlo gettato nel lago. La frase è stata riportata dallo sceriffo della contea di Tuscarawas, Orvis Campbell.
Il tribunale ha esaminato due rapporti della polizia e tre perizie psichiatriche prima di arrivare alla decisione. I medici hanno diagnosticato un grave disturbo mentale che le impediva di comprendere la natura illegale delle sue azioni. Per questo motivo è stata dichiarata non imputabile.
Un conoscente della famiglia ha raccontato agli investigatori che negli ultimi tempi Ruth e il marito apparivano sempre più agitati e parlavano spesso di paure legate alla fine del mondo. Gli inquirenti hanno raccolto queste testimonianze durante l’indagine.
La donna dovrà comunque tornare davanti al giudice il 13 marzo. In quell’udienza sarà deciso in quale struttura psichiatrica verrà trasferita per il trattamento obbligatorio.