Roma, un busto nella Basilica di Sant'Agnese potrebbe essere di Michelangelo
Valentina Salerno sostiene che un busto conservato nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura a Roma sia opera di Michelangelo. Dopo oltre dieci anni di ricerche tra archivi e documenti storici, la studiosa propone di attribuire la scultura al maestro rinascimentale.
Un busto custodito da secoli nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, lungo la via Nomentana a Roma, potrebbe essere stato scolpito da Michelangelo Buonarroti. L’ipotesi è stata presentata dalla ricercatrice indipendente Valentina Salerno durante una conferenza dedicata al cosiddetto “Cristo Salvatore”, opera finora catalogata come scultura anonima della scuola romana del XVI secolo.
Secondo lo studio, il busto rientrerebbe tra i lavori meno noti o dimenticati dell’ultimo periodo di attività di Michelangelo. La proposta nasce da un’indagine durata oltre dieci anni, basata su documenti d’archivio, testamenti, diari, inventari notarili e cronache religiose che coprono un arco temporale dalla morte dell’artista nel 1564 fino all’età contemporanea.
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La ricostruzione segue passo dopo passo la storia dell’opera, individuando spostamenti e passaggi di proprietà nel corso dei secoli. Attraverso atti notarili, registri e testimonianze confraternali, la studiosa ha provato a ricomporre il percorso che avrebbe portato il busto fino alla sua collocazione attuale nella basilica romana.
Per lungo tempo la scultura è rimasta quasi ignorata dagli studiosi. Errori nelle attribuzioni e lacune nella documentazione ne avevano fatto perdere la memoria storica, portando a classificarla come lavoro anonimo della tradizione artistica romana del Cinquecento. L’analisi stilistica proposta ora mette invece in evidenza elementi ritenuti compatibili con la mano del maestro rinascimentale.
Uno degli aspetti presi in esame riguarda la trasformazione iconografica del volto raffigurato. Lo studio suggerisce il passaggio da un possibile ritratto reale alla figura del Cristo Salvatore, una reinterpretazione legata alla devozione religiosa e alle pratiche delle confraternite attive nella Roma dell’epoca.
La presentazione della ricerca si è svolta proprio nella basilica che conserva la scultura. L’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore ha sostenuto il progetto e promosso la creazione di un gruppo di studio internazionale. Tra gli studiosi coinvolti figurano specialisti provenienti da musei e istituzioni accademiche, chiamati a valutare la proposta di attribuzione.
Tra i membri del comitato figurano esperti come William Wallace della Washington University di Saint Louis, Hugo Chapman del British Museum, Barbara Jatta dei Musei Vaticani, Cristina Acidini dell’Accademia delle Arti di Firenze, Alessandro Checchi della Fondazione Buonarroti e lo storico Pietro Zander della Fabbrica di San Pietro.
Il progetto ha ricevuto anche l’attenzione del cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro, che ha seguito i lavori e sostenuto la formazione del comitato scientifico incaricato di approfondire lo studio.
Se l’attribuzione dovesse essere confermata, il busto amplierebbe il catalogo delle opere michelangiolesche e offrirebbe nuove indicazioni sugli ultimi anni di attività dell’artista. La ricerca suggerisce inoltre che alcune opere attribuite ad autori minori o rimaste anonime potrebbero in realtà appartenere alla produzione tarda del maestro.
Nel lavoro intitolato “Michelangelo gli ultimi giorni”, Salerno sostiene inoltre di aver individuato circa venti opere finora sconosciute o di attribuzione incerta riconducibili al grande scultore. La proposta, se verificata dalla comunità scientifica, potrebbe riaprire il dibattito sulla fase finale della sua carriera e sulla sorte delle opere che la tradizione riteneva perdute.