Morte dopo antibiotico in ospedale, condannata l'Asl di Castiglion Fiorentino
Una donna di 56 anni morì in ospedale dopo una reazione allergica a un antibiotico somministrato per un’infezione al ginocchio. Dopo 22 anni la Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Asl a risarcire la famiglia con oltre un milione di euro.
Era stata ricoverata per curare un’infezione comparsa dopo un intervento al ginocchio, ma da quell’ospedale non è più uscita viva. A distanza di ventidue anni dalla vicenda, la Corte d’Appello di Firenze ha stabilito che l’azienda sanitaria dovrà risarcire i familiari della donna, morta a 56 anni in seguito a una grave reazione allergica a un farmaco.
I fatti risalgono a febbraio di oltre due decenni fa. La paziente era stata accolta nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Castiglion Fiorentino per un’infezione post operatoria. I medici decisero di trattarla con un antibiotico somministrato tramite flebo, una terapia che viene effettuata sotto controllo ospedaliero.
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Pochi istanti dopo l’avvio della somministrazione la situazione precipitò. La donna iniziò ad avvertire un forte bruciore al braccio, seguito da malessere generale, difficoltà respiratorie e perdita di coscienza. In breve arrivarono anche convulsioni. La caposala interruppe la flebo e chiamò il personale medico del reparto.
Gli anestesisti furono avvisati poco dopo e decisero di trasferire la paziente in sala operatoria. Qui vennero eseguite l’intubazione e le manovre di emergenza con adrenalina e ossigeno. Nonostante i tentativi di rianimazione, la donna morì alcune ore più tardi per arresto cardiaco causato da uno shock anafilattico.
Secondo i giudici, i sintomi della reazione allergica erano evidenti fin dall’inizio e richiedevano un intervento immediato con le procedure previste in questi casi. Nel processo è stato stabilito che le cure adeguate furono avviate solo quando la condizione della paziente era ormai compromessa.
Dopo un lungo percorso giudiziario, la Corte d’Appello ha confermato la responsabilità dell’azienda sanitaria, respingendo il ricorso presentato dall’Asl contro la decisione di primo grado. La sentenza parla di negligenza, imprudenza e imperizia nella gestione dell’emergenza.
Ai familiari della vittima è stato riconosciuto un risarcimento di circa 990 mila euro. Con interessi e spese legali, la somma complessiva supera il milione di euro.