Valentina Baldini, moglie di Andrea Pirlo, racconta Dubai sotto i missili e risponde alle critiche dagli haters italiani

Valentina Baldini racconta la vita a Dubai durante i recenti attacchi missilistici iraniani. L’art advisor, moglie di Andrea Pirlo, descrive notti segnate dal rumore dei jet ma anche una città che continua a lavorare mentre in Italia cresce la preoccupazione.

Valentina Baldini
Valentina Baldini, moglie di Andrea Pirlo, racconta Dubai sotto i missili e risponde alle critiche dagli haters italiani

Mentre gli Stati Uniti hanno avviato operazioni di evacuazione da diversi Paesi dell’area, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, molti italiani residenti nella regione aspettano ancora indicazioni chiare su un eventuale rientro. Tra voli cancellati, biglietti arrivati a costare fino a 5 mila euro e difficoltà nel contattare le ambasciate, la situazione resta incerta per numerosi connazionali trasferiti qui per lavoro, compresi diversi piemontesi.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la preparazione di liste di rientro e possibili trasferimenti attraverso l’Oman con voli di Stato, ma i tempi non saranno immediati. In questo clima di attesa c’è anche chi decide di non partire e continuare la propria vita negli Emirati.

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Tra loro c’è Valentina Baldini, art advisor e moglie di Andrea Pirlo, oggi allenatore del FC United di Dubai. Baldini racconta giornate che scorrono quasi normalmente nonostante le notizie allarmanti che arrivano dall’Italia. «Qui qualcuno immagina scenari catastrofici che nella realtà non si vedono», spiega.

La tensione però non è mancata. Una notte di fine febbraio è stata svegliata dal rumore di un aereo che sorvolava la zona in cui vive. Subito dopo è arrivato un forte boato. «Per chi non è abituato, sentire esplosioni o vedere un missile nel cielo buio fa impressione». Nelle ore successive le chat con altre italiane residenti a Dubai sono rimaste attive a lungo, tra preoccupazione e qualche battuta per alleggerire la situazione.

In quei momenti, racconta, il pensiero è andato soprattutto alle famiglie che vivono da anni sotto il rischio della guerra. «Quando immagini di non poter proteggere i tuoi figli senti una grande impotenza». Lei stessa ha iniziato a valutare come organizzare una fuga rapida, pensando a cosa mettere in una borsa e alla poca autonomia dell’auto.

Il giorno dopo, però, la situazione è tornata alla normalità. Secondo le autorità locali, la difesa degli Emirati ha intercettato quasi tutti i missili e i droni diretti verso il Paese grazie a un sistema integrato di sorveglianza e difesa aerea.

Oggi, spiega Baldini, la città appare tranquilla. I supermercati sono riforniti, i taxi circolano regolarmente, ospedali e ristoranti lavorano come sempre. «Cammino per strada e la vita continua», racconta.

Secondo lei il clima relativamente sereno dipende anche dal modo in cui le autorità gestiscono la situazione. Le intercettazioni avvengono in quota, i detriti vengono recuperati dalle squadre di emergenza e le aree urbane restano monitorate.

Molto diverso, dice, è il tono dei messaggi che riceve dall’Italia. Nei social compaiono commenti duri contro chi ha scelto di trasferirsi all’estero. «Non sono parole di preoccupazione, spesso sono attacchi», racconta.

Secondo Baldini, dietro molte critiche c’è anche la frustrazione economica e sociale di chi osserva da lontano. «Chi è partito diventa facilmente un bersaglio. Se vive bene dà fastidio, se incontra difficoltà sembra quasi una conferma per chi resta».