Caso Stefano Cucchi, in Cassazione il processo sui depistaggi
Ilaria Cucchi commenta l’udienza in Cassazione sul processo per i depistaggi legati alla morte del fratello Stefano, arrestato a Roma nel 2009 e morto una settimana dopo in ospedale. I giudici devono esaminare i ricorsi presentati da sei carabinieri.
A quasi sedici anni dalla morte di Stefano Cucchi, la vicenda giudiziaria torna davanti alla Corte di Cassazione. I giudici della Quinta sezione sono chiamati a esaminare i ricorsi di sei carabinieri coinvolti nel procedimento sui presunti depistaggi legati al pestaggio del geometra romano, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini di Roma.
Alla vigilia dell’udienza interviene la sorella Ilaria. Secondo lei, tutte le persone finite nel processo noto come Cucchi Ter hanno avuto un ruolo nei lunghi anni di procedimenti giudiziari che, a suo giudizio, non hanno portato risultati concreti. “Chi è stato condannato nei primi due gradi di giudizio e chi è stato salvato dalla prescrizione – afferma – porta la responsabilità di anni di processi a vuoto”.
Leggi anche: Sentenza d'Appello sui depistaggi Cucchi: Ilaria accusa i vertici dell'Arma
Nel giugno scorso la Corte d’Appello di Roma ha confermato alcune condanne. Un anno e tre mesi la pena stabilita per il carabiniere Lorenzo Sabatino, mentre per il collega Luca De Cianni la condanna è stata fissata a due anni e mezzo. Per il generale Alessandro Casarsa e per i carabinieri Francesco Cavallo e Luciano Soligo i giudici hanno invece dichiarato la prescrizione.
La sentenza di secondo grado ha inoltre ridotto a dieci mesi la pena per Francesco Di Sano. Sono stati invece assolti Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata. La Corte di Cassazione dovrà ora stabilire se confermare o meno le decisioni prese nei precedenti gradi di giudizio.
Ilaria Cucchi lega questa fase processuale anche alle conseguenze che la lunga battaglia giudiziaria ha avuto sulla sua famiglia. A suo avviso le persone coinvolte nella vicenda hanno contribuito al dolore dei genitori di Stefano e, sostiene, hanno pensato di poter eludere la giustizia.