Guerra Iran, rischio scorte finite per le difese antimissile nei Paesi del Golfo
L’Iran lancia missili contro Israele e Paesi del Golfo mentre cresce il timore di un esaurimento degli intercettori. Secondo analisti militari, le difese aeree della regione potrebbero restare senza scorte nel giro di pochi giorni se gli attacchi continueranno.
Gli attacchi missilistici dell’Iran contro Israele e diversi Paesi del Golfo stanno mettendo sotto pressione i sistemi di difesa aerea della regione. Gran parte della protezione dei cieli è affidata alle batterie e agli intercettori forniti dagli Stati Uniti, impegnati a difendere un’area vastissima mentre gli attacchi proseguono quasi ogni giorno.
Secondo analisti citati da fonti internazionali, il punto critico riguarda la disponibilità di missili intercettori. Se il ritmo degli attacchi non cambierà, le scorte dei Paesi del Golfo potrebbero ridursi drasticamente in tempi molto brevi. L’esperto di sistemi missilistici Fabian Hoffmann, dell’Università di Oslo, stima che le riserve potrebbero esaurirsi entro una settimana, forse anche prima.
Leggi anche: Morte di Ali Khamenei e attacchi nel Golfo, cresce il rischio di guerra globale
La situazione dipende anche dalla capacità di Stati Uniti e Israele di neutralizzare in anticipo i sistemi di lancio iraniani. Secondo valutazioni occidentali, all’inizio dell’offensiva congiunta di Washington e Tel Aviv Teheran disponeva di oltre duemila missili balistici in grado di raggiungere obiettivi nei Paesi del Golfo.
I numeri degli attacchi registrati negli ultimi giorni sono già elevati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno segnalato tra sabato e lunedì sera il lancio di 174 missili balistici iraniani, oltre a otto missili da crociera e 689 droni. Le difese hanno intercettato la quasi totalità delle minacce grazie ai radar avanzati e ai sistemi statunitensi, mentre soltanto 44 droni sono riusciti a colpire obiettivi sul territorio.
Anche il Bahrain ha denunciato il lancio di circa 70 missili balistici. Droni iraniani hanno inoltre preso di mira l’ambasciata americana in Kuwait e un importante impianto per l’estrazione di gas naturale liquefatto in Qatar.
Neutralizzare ogni missile richiede più di un intercettore. In genere servono due o tre missili difensivi, come quelli dei sistemi Patriot o Thaad, per abbattere un singolo vettore in arrivo. Questo moltiplica rapidamente il consumo delle scorte disponibili negli arsenali regionali.
Le quantità restano limitate. Secondo stime degli analisti, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero ordinato meno di mille intercettori, il Kuwait circa 500 e il Bahrain meno di cento. Alle difese locali si aggiungono le batterie americane schierate nell’area, ma anche le scorte del Pentagono risultano sotto pressione.
Il problema riguarda pure la produzione industriale. L’azienda Lockheed Martin lo scorso anno ha consegnato 620 missili Pac-3 Mse, con l’obiettivo di portare la produzione a circa 2.000 unità annue entro i prossimi sette anni.
Il costo degli intercettori complica ulteriormente lo scenario. Ogni missile difensivo può valere milioni di dollari, mentre molti droni utilizzati negli attacchi – come gli Shahed – hanno un prezzo molto più basso. Questa differenza rende economicamente svantaggioso impiegare sistemi costosi contro bersagli economici.
Per questo gli attacchi con droni potrebbero aumentare. Se le difese non riuscissero a fermarli tutti, i Paesi del Golfo si troverebbero più esposti. Negli ultimi anni queste nazioni hanno puntato sulla stabilità per attrarre investimenti internazionali, turismo e lavoratori stranieri.
La vulnerabilità nasce anche da un altro fattore. A differenza dell’Ucraina, molti Stati del Golfo non dispongono ancora di una rete di difesa aerea multilivello efficace contro missili e droni insieme. Se le scorte di intercettori dovessero diminuire rapidamente, il conflitto potrebbe entrare in una fase ancora più incerta.
Il quadro non convince però la Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto le previsioni sulla possibile carenza di armi, sostenendo che Washington dispone di armamenti “illimitati” di fascia medio-alta e affermando che, al contrario, sarebbe l’Iran ad avvicinarsi all’esaurimento dei propri missili.