Trump incontra Merz alla Casa Bianca, scontro su Iran e critiche a Spagna e Regno Unito
Donald Trump ha incontrato Friedrich Merz alla Casa Bianca mentre prosegue la guerra contro l’Iran, spiegando di aver scelto l’intervento per prevenire un attacco di Teheran e criticando Spagna e Regno Unito per il loro atteggiamento sulle basi militari.
L’incontro tra Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è svolto martedì 3 marzo nello Studio Ovale, in un clima segnato dall’escalation militare contro l’Iran. Era una visita programmata, ma la guerra in corso ha cambiato l’agenda. Il presidente americano ha parlato apertamente delle operazioni condotte insieme a Israele, rivendicando la scelta di intervenire.
Secondo Trump, l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto è stato deciso per evitare un attacco imminente da parte di Teheran. “Stavamo negoziando, ma pensavo ci avrebbero colpito”, ha detto ai giornalisti. Ha inoltre negato pressioni da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sostenendo anzi di aver spinto lui stesso per un’azione più rapida. Una versione che contrasta con quanto riferito al Congresso dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha parlato di una minaccia immediata legata a un possibile attacco israeliano e a una reazione iraniana contro obiettivi statunitensi.
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Trump ha descritto un quadro militare netto: marina e aviazione iraniane “messe fuori uso”, sistemi radar distrutti, capacità operative drasticamente ridotte. Alla domanda su quale possa essere lo scenario peggiore, ha indicato l’eventualità che al vertice del Paese salga un leader “cattivo quanto il precedente”. Ha poi escluso un ruolo per l’attivista in esilio Reza Pahlavi, preferendo una soluzione interna all’Iran.
Merz, dal canto suo, ha espresso sostegno alla linea americana e israeliana, auspicando una fine rapida del conflitto e un nuovo assetto politico a Teheran. Il cancelliere ha insistito sulla necessità di coordinare le strategie in Medio Oriente, ricordando che la sicurezza di Israele e dell’Europa resta un punto fermo per Berlino.
Nel corso del colloquio, Trump ha elogiato il contributo della Germania nell’ambito Nato, chiarendo di non chiedere l’invio di truppe sul campo. Poi ha puntato il dito contro il Regno Unito, accusato di scarsa collaborazione per il rifiuto di concedere l’uso della base di Diego Garcia nell’arcipelago delle Chagos. Un atteggiamento che, secondo il presidente, avrebbe danneggiato i rapporti bilaterali.
Ancora più duro il passaggio sulla Spagna. Trump ha criticato Madrid per non aver autorizzato l’utilizzo delle proprie basi e per non voler portare la spesa militare al 5% del Pil, come da lui richiesto agli alleati. Ha annunciato di aver chiesto al segretario al Tesoro Scott Bessent di interrompere i rapporti commerciali con il Paese. Merz ha tentato di smorzare i toni, spiegando che in ambito Nato si lavora per convincere la Spagna ad avvicinarsi al 3,5% per le forze armate più un ulteriore 1,5% per le infrastrutture.
Trump ha poi difeso l’attacco di giugno contro i siti iraniani, sostenendo che Teheran fosse a un mese dall’ottenere un’arma nucleare. Ha attaccato l’intesa firmata dall’ex presidente Barack Obama, definendola un errore che avrebbe rafforzato l’Iran nella regione. Quanto a possibili proteste interne, ha invitato la popolazione iraniana a non scendere in piazza in questa fase, giudicata troppo pericolosa.
Non solo Iran. I due leader hanno discusso anche della guerra in Ucraina. Trump ha parlato di un conflitto che provoca ogni mese decine di migliaia di morti tra i soldati, definendolo il più grave dalla Seconda guerra mondiale. Ha riconosciuto l’ostilità profonda tra Volodymyr Zelenskyy e Vladimir Putin, ammettendo che trovare un accordo si è rivelato più difficile del previsto. Merz ha ribadito che Kiev deve salvaguardare la propria integrità territoriale e che la sicurezza europea resta legata all’esito del conflitto.