Domenico Caliendo, 45 minuti senza cuore durante il trapianto al Monaldi di Napoli

Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli perché l’organo ricevuto risultava danneggiato dal ghiaccio secco. Dagli atti emerge che il bimbo sarebbe rimasto senza cuore per circa 45 minuti durante l’intervento del 23 dicembre.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo, 45 minuti senza cuore durante il trapianto al Monaldi di Napoli

Quarantacinque minuti senza cuore. È il dato che compare negli atti dell’indagine sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli. L’organo, secondo quanto emerso, sarebbe stato compromesso dalla conservazione con ghiaccio secco.

L’autopsia, fissata per il 3 marzo all’obitorio del Secondo Policlinico, rientra nell’incidente probatorio disposto dal giudice. L’obiettivo è ricostruire nel dettaglio quanto accaduto in sala operatoria il 23 dicembre, a partire dalla sequenza dei tempi e dalle decisioni prese durante l’intervento.

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Le conversazioni tra infermieri acquisite dalla Procura delineano una cronologia precisa. Il nuovo cuore sarebbe arrivato in sala operatoria alle 14.30, quando il torace del piccolo era già stato aperto e il suo cuore rimosso. Alle 15 i sanitari si sarebbero accorti che l’organo era custodito in un contenitore con ghiaccio secco. Pochi minuti dopo, alle 15.14, avrebbero tentato di scongelarlo sotto l’acqua. In quel momento il trapianto non era ancora iniziato.

Dalla ricostruzione degli orari emerge che il bambino sarebbe rimasto privo di cuore per almeno tre quarti d’ora. Un passaggio cruciale su cui si concentrano ora gli accertamenti tecnici, insieme alla verifica del momento esatto del clampaggio dell’aorta e della rimozione dell’organo malato.

La famiglia chiede di chiarire se esistessero alternative, come attendere un secondo cuore compatibile, e se le condizioni dell’organo donato siano state controllate prima di procedere con l’espianto. L’avvocato dei genitori, Francesco Petruzzi, ha sollecitato anche l’acquisizione della cartella anestesiologica, che secondo la difesa non sarebbe stata ancora trasmessa.

Il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino ha accolto la richiesta di sostituire uno dei consulenti nominati in precedenza, inserendo nel collegio il professor Ugolini Livi. L’esito dell’incidente probatorio sarà determinante anche per il nulla osta ai funerali, ancora sospesi in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Intanto l’Azienda ospedaliera dei Colli, che comprende il Monaldi, ha avviato una propria verifica interna. La direttrice generale Anna Iervolino ha riferito che i primi accertamenti sarebbero partiti il 30 dicembre, pochi giorni dopo l’intervento, con l’ascolto del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Gli atti, secondo quanto dichiarato, sono stati poi trasmessi alla Procura, che indaga dall’11 gennaio, e condivisi con Regione Campania e Ministero della Salute. La direzione respinge l’ipotesi di omissioni e afferma di aver collaborato fin dall’inizio con i magistrati.