Khamenei morto nei raid su Teheran, la parabola della Guida suprema iraniana
Ali Khamenei sarebbe morto dopo raid su Teheran che hanno colpito la sua residenza. La notizia, rilanciata da fonti internazionali, riporta il ritrovamento del corpo tra le macerie mentre restano dubbi e verifiche in corso.
Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe rimasto ucciso nei bombardamenti che hanno colpito Teheran. Secondo diverse fonti, la sua abitazione è stata distrutta durante un’operazione attribuita a Israele e Stati Uniti. Il corpo sarebbe stato recuperato poco dopo, mentre da Israele arrivavano dichiarazioni che parlavano di “forti indizi” sulla sua morte.
Negli anni, notizie sulle condizioni di salute del leader iraniano erano circolate più volte senza conferme. L’età avanzata e problemi fisici avevano alimentato voci su possibili ricoveri e sulla successione. Secondo analisi di intelligence, in caso di scomparsa potrebbe emergere una figura vicina ai Pasdaran e su posizioni rigide.
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Nato il 19 aprile 1939 a Mashhad, città sacra per gli sciiti, Khamenei crebbe in una famiglia religiosa. Dopo gli studi iniziali, entrò nei seminari islamici, prima nella sua città e poi a Qom, centro della formazione sciita. Qui seguì le lezioni di importanti ayatollah, tra cui Ruhollah Khomeini, destinato a diventare il suo riferimento politico e religioso.
Già negli anni Sessanta si schierò contro lo Scià, partecipando alle attività rivoluzionarie. Fu arrestato più volte per il suo impegno politico e mantenne rapporti stretti con Khomeini anche durante l’esilio di quest’ultimo. Dopo la rivoluzione del 1979 entrò nei vertici del nuovo Stato, assumendo incarichi nella difesa e nelle istituzioni rivoluzionarie.
Nel 1981 sopravvisse a un attentato che gli causò gravi ferite e la perdita dell’uso del braccio destro. Nello stesso anno fu eletto presidente della Repubblica islamica, carica che mantenne per due mandati. Alla morte di Khomeini, nel 1989, fu scelto come nuova Guida suprema, nonostante inizialmente non avesse i requisiti religiosi richiesti. La Costituzione venne modificata e fu elevato al rango di ayatollah.
Durante il suo lungo potere, Khamenei ha mantenuto una linea dura sia all’interno sia all’esterno. Si oppose ai tentativi di apertura del presidente riformista Mohammad Khatami, limitando molte delle riforme proposte. Con Mahmoud Ahmadinejad, inizialmente vicino alle sue posizioni, il Paese attraversò una fase di forte tensione culminata nelle proteste del 2009, represse con arresti e violenze.
Nel 2015 sostenne l’accordo sul nucleare con le potenze internazionali, poi compromesso dal ritiro degli Stati Uniti nel 2018. La decisione americana aggravò la crisi economica iraniana e portò nuove proteste, con slogan diretti contro la leadership. Khamenei ha sempre mantenuto una posizione ostile verso Washington e Israele, al centro della sua retorica politica.
Tra gli eventi più critici del suo periodo al potere c’è l’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020, a cui seguì una risposta militare iraniana. Nello stesso periodo, l’abbattimento accidentale di un aereo civile ucraino provocò 176 vittime e nuove manifestazioni interne.
Negli ultimi anni, il sistema costruito da Khamenei nella regione, basato su alleanze e milizie in Medio Oriente, ha mostrato segnali di cedimento sotto la pressione militare e politica. All’interno del Paese, proteste sempre più diffuse hanno messo in luce un crescente distacco tra la popolazione e il potere centrale.
BREAKING Ayatollah Al Khamenei is CONFIRMED DEAD, Developing Retaliation in Middle East