Khamenei ucciso nel raid su Teheran, trenta bombe sul bunker della Guida suprema
Ali Khamenei è morto dopo un raid aereo congiunto Usa-Israele che ha colpito il suo complesso a Teheran, con trenta bombe sganciate sull’area sotterranea dove si trovava il leader iraniano.
Ali Khamenei, alla guida dell’Iran da oltre tre decenni, sarebbe stato ucciso in un attacco aereo condotto da forze statunitensi e israeliane. L’operazione ha preso di mira il complesso residenziale della Guida suprema nella capitale, colpito con una sequenza di bombardamenti concentrati.
Secondo le ricostruzioni, sull’area sono state sganciate trenta bombe ad alto potenziale. Khamenei si trovava in una zona sotterranea al momento dell’impatto, ma non esattamente nel bunker principale. Il suo corpo sarebbe stato recuperato tra le macerie dell’edificio distrutto, dopo il crollo della struttura.
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L’azione militare avrebbe avuto un obiettivo più ampio. Tra le vittime figurerebbero anche alti vertici dello Stato iraniano, tra cui il ministro della Difesa e il comandante dei Pasdaran, insieme ad altri funzionari legati ai programmi nucleari e all’intelligence.
L’eliminazione simultanea dei principali dirigenti ha colpito la catena di comando, lasciando il Paese senza una guida operativa. Le strutture decisionali risultano compromesse e le comunicazioni tra i livelli militari e politici appaiono interrotte.
La morte dell’86enne leader apre ora una fase delicata per la successione. La Costituzione affida la scelta a un consiglio religioso, ma sul campo pesa il ruolo dei Pasdaran, che potrebbero tentare di assumere il controllo diretto.
Intanto arrivano segnali dall’estero. Il premier israeliano e l’ex presidente statunitense Donald Trump hanno invitato apertamente la popolazione iraniana a reagire. Resta incerto se il vuoto di potere porterà a una stretta militare o a una mobilitazione interna contro il sistema.